POLITICA – Di Gregorio (Pd): “Congresso di Lic, luci e ombre”

martedì, 21 aprile 2015

Il Congresso della forza politica che governa Cantù, un vero e proprio piccolo partito quale è Lavori in corso, si è concluso con un esito inatteso, che a mio parere ci deve far sperare in una evoluzione dialogante di questo soggetto politico, a dispetto delle monotone dichiarazioni di un sindaco, espressione di questo partito, ma minoritario anche al suo interno. Tuttavia, un tale risultato non è avvenuto senza una divisione strategica trai pochi militanti accorsi al congresso: la segretaria vincitrice ha totalizzato sedici voti, il candidato più prossimo alla linea del sindaco cittadino ne ha avuti tredici.

Sarebbe facile approfittare di una così esigua militanza, insistendo sugli elementi di debolezza che emergono da tale risultato, che sono decisamente superiori a quelli di forza. Non diversamente, l’intera fase d’apertura del congresso, quella che ha visto il rendiconto ai militanti e le relazioni degli uomini d’amministrazione (assessori, consiglieri delegati), ha deluso per la quasi completa assenza di politica; anzi, per un evidente tentativo di intestarsi ogni risultato dell’amministrazione, anche quando esso è pura routine.

E tuttavia, superando ogni tentazione di giocare al “tutto sbagliato, tutto da rifare”, bisogna che la politica cittadina colga la novità della conclusione di tale congresso, che offre una occasione per riannodare le fila di un discorso interrotto alcuni anni or sono, quando talune condizioni oggettive suggerirono all’attuale sindaco di tentare in solitaria la sfida per il Comune di Cantù, risultandone vincitore (non senza il voto determinante di quei partiti politici che, pochi giorni dopo la sua vittoria, egli non avrebbe esitato a maledire). Vinse le elezioni e perse nell’amministrazione, isolando sé e il suo movimento, ma quel che è peggio, chiudendo in un cono d’ombra il secondo comune della provincia di Como. In quel congresso di LIC, domenica scorsa, si sono confrontare due linee strategiche evidenti e chiare: quella di chi vorrebbe perseverare nell’errore della perfetta solitudine, predicando l’equidistanza da ogni forza politica presente a Cantù; e quella che dice che ci sono partiti politici e partiti politici, e che con alcuni di questi partiti è possibile avvia re un dialogo. La seconda linea, per quanto per soli tre voti, è quella risultata vincente.

Noi auspichiamo che il coraggio vinca sulla paura, nell’attuale maggioranza che amministra Cantù, e che tale coraggio si traduca in una disponibilità al confronto e all’incontro. Siamo convinti che tale auspicio non sia solo nostro, ma di tutta la città, che volle premiare con il voto di tre anni or sono un progetto di governo nuovo, non un disegno politico personale segnato dal rancore, dalle contumelie e dall’isolamento istituzionale.

Filippo Di Gregorio
segretario Partito Democratico

 

 

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