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NON SOLO CANTÙ – La Giubiana, strega o castellana: le tradizioni

giovedì, 28 gennaio 2016

CANTÙ - La notte del 28 gennaio sarà illuminata da tanti piccoli fuochi: l’ultimo giovedì del mese, in alcune aree del Piemonte e della Lombardia, fra cui Varesotto, Comasco e Brianza, verrà infatti bruciata una figlia del diavolo. E’ la Giubiana, o Gibiana o Giübiana, il suo nome varia infatti a seconda dei luoghi così come le misteriose storie che la vedono protagonista.

witches-253596_640In Brianza si racconta, ad esempio, che in un tempo lontano per i boschi e i paesi si aggirasse una terribile strega: la Giubiana dalle calze rosse. Era altissima e magrissima, con infinite gambe, vecchie e secche come rami. E proprio così, camminando sulle punte degli alberi, senza mai toccare terra, riusciva ad arrivare anche ai piani superiori delle cascine più alte. L’ultimo giovedì di gennaio, il mese più freddo dell’anno, infilava la sua mano rugosa nelle camere di ignari bimbi addormentati e, in un sol boccone, saziava così la sua fame animalesca. Un anno, alla vigilia della temuta notte, una mamma preoccupata per il suo bambino, decise di ingannare la strega con uno stratagemma: cucinò un grande pentolone di risotto allo zafferano, piatto tipico della Lombardia, aggiungendovi però un nuovo ingrediente: «Se la strega ama la morbida carne dei bambini, magari apprezzerà anche quella di un porcellino» pensò, aggiungendovi ‘luganega’, salsiccia, a volontà. Calò la notte, nell’ora più buia la terribile strega si incamminò con le sue lunghe gambe verso il paesino addormentato: si fermò davanti alla finestra di un bambino, infilò la mano rugosa e lo stava quasi per prendere dal suo lettino quando…sentì un profumino invitante. Proprio accanto alla finestra era stato sistemato un pentolone pieno zeppo di risotto giallo alla salsiccia, con accanto un cucchiaio che scintillava invitante sotto la luna.

risotto-alla-monzeseLa strega pensò che il bambino poteva anche aspettare: avrebbe stuzzicato l’appetito con quell’inaspettata prelibatezza, per poi mangiarselo come piatto principale. Ma lungi dall’essere un veloce antipasto, il risotto era davvero tantissimo, ma era così buono che la strega non riusciva a smettere di mangiarlo. E così la Giubiana non si accorse che passavano i minuti, le ore e cominciava già ad albeggiare: era così intenta da non rendersi conto che dietro di lei stava sorgendo il sole. E come tutti sanno bene le streghe non possono vivere alla luce del giorno: infatti non appena un raggio toccò la schiena della megera, questa divampò in un grande rogo: bruciò tutta, dal capo fino alla punta delle calze rosse. Da quel giorno i bambini della Brianza furono salvi, ma per non dimenticare questa storia ogni anno, nella fatidica notte, viene bruciato un fantoccio di paglia e stracci che ha le sembianze della strega e poi si festeggia mangiando un bel piatto di risotto alla monzese.

Rogo_giubiana_cantùUn’altra storia si racconta invece dalle parti di Cantù dove la Giubiana non è una vecchia e brutta strega, ma una bellissima fanciulla che, in un passato lontano, avrebbe tradito l’intera città. Nel XII secolo, Como e Milano erano in guerra fra loro e Canturium, alleata di quest’ultima, si trovava a metà strada, bloccata in un assedio a cui resisteva da mesi, dando prova di grande onore. Una notte di gennaio un sacerdote canturino, Padre Lorenzo, sentì bussare ad una delle porte del borgo: era una bellissima fanciulla che chiedeva asilo. La giovane aveva un viso tanto dolce e innocente che il povero frate la scambiò per la Madonna e la fece entrare. Il sacerdote però si era sbagliato di grosso, bella come un angelo, ma terribile come un demonio, la sconosciuta, con il suo fascino, riuscì ad ottenere le chiavi della città che consegnò ai nemici. Canturium cadde sotto ai comaschi, ma i milanesi vinsero la guerra e quando liberarono la città, la traditrice fece una fine orribile: fu condannata al rogo e, ogni anno, la terribile sentenza viene rinnovata. Ancora oggi infatti la città di Cantù ospita un grande evento: un manichino, vestito sempre in maniera diversa, viene prima esposto allo scherno del pubblico in Via Dante e poi condotto, con un corteo in costume, in Piazza Garibaldi. Qui, dopo la lettura della condanna, davanti al boia, agli armigeri e ad una grande folla, in ricordo dell’antico tradimento, il manichino viene dato alle fiamme: si crede che, se brucerà velocemente e completamente,  sarà una buona annata per il raccolto.

stregheLa “Festa della Giubiana” affonda le sue radici in culti antichissimi, di origine precristiana: lo stesso nome secondo alcuni studiosi deriverebbe dal culto di Giunone, da cui “Joviana”, altri invece la ricollegano a Giove, da cui l’aggettivo Giovia e l’usanza di celebrarne il rito nel giorno sacro a questo dio, il giovedì. In ogni caso il periodo della festa coincide con la festività romana delle Ferie Sementive con cui si propiziavano le forze naturali per assicurarsi un buon raccolto. Come è accaduto in altre zone per i “Falò di Sant’Antonio”, elementi pagani e cristiani si sono mescolati in queste feste contadine di inizio anno in cui vengono accesi fuochi che, secondo la credenza popolare, rendono fecondi i campi. Il Fuoco, elemento purificatore e rigeneratore per eccellenza, richiama infatti la Luce: contro le tenebre, il freddo e l’inverno, simboleggia dunque una rinascita, brucia le sterpaglie dei vecchi campi, trasformandole in fertile cenere, accende le speranze e distrugge le paure. Paure personificate in modo irrazionale, come spesso è accaduto e accade ancora oggi, dalla donna. Subdola e ammaliante, è considerata infatti strumento del Male fin da quando Eva offrì ad Adamo la famosa mela.

Chiara Vassena

 

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