L’INTERVISTA – Bianchini: “Passerà la tempesta, Cantù tornerà protagonista”

mercoledì, 17 febbraio 2016

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Valerio Bianchini ai tempi in cui guidava la Nazionale

CANTÙ - "E' come in una tempesta... bisogna tenere la barra dritta in attesa del bel tempo, che arriverà. A quel punto i marinai ritroveranno fiducia". Valerio Bianchini, il "Vate", legge la crisi di Cantù e, è bene dirlo subito, la sua visione è positiva, ottimista, anche se la fase non è facile, per la squadra brianzola, reduce da una serie di prestazioni poco confortanti.

Del resto, non più tardi di martedì, la Gazzetta dello Sport titolava "Gerasimenko, da salvatore a distruttore". Ed è proprio da questo titolo, che Bianchini defininisce "esagerato", che parte la chiaccherata su passato, presente e soprattutto futuro del club brianzolo. Una società che con Valerio Bianchini come allenatore, tre decenni fa conquistò una Coppa Campioni, una Coppa delle Coppe e uno scudetto.

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Dalla bacheca Facebook di Bianchini: l'allora coach di Cantù con il giornalista Aldo Giordani alla Fonte Plinia a Solzago di Tavernerio

"Seguo Cantù fin da quando sono ragazzino - spiega Bianchini, oggi 72enne - e mi sento di dire che quello che è successo, con l'avvento di Dmitry Gerasimenjo alla presidenza, è stato traumatico". La spiegazione parte da uno sguardo alla storia del club: "Cantù nella sua lunga storia si è sempre caratterizzata per essere una società di famiglia. Penso alla famiglia Allievi, ad Aldo, a Roberto e allo stesso Pierluigi Marzorati; una famiglia che ha fatto cose meravigliose. Ha creato un vivaio con il suo college e ha sempre scelto grandi general manager, fatto da non trascurare. Personaggi del calibro di Gianni Corsolini e Raffaele Morbelli che hanno svolto con perizia un ruolo fondamentale tra proprietà e squadra".

"Poi penso ai Corrado - aggiunge il "Vate" - che hanno mantenuto alto il livello del basket nella tragica realtà di una comunità che non ha mai fatto un palazzetto nuovo. Cantù ha vinto tutto, in Italia e nel mondo, ma non è stata in grado di costruire un nuovo palasport. Una colpa della città di Cantù, quasi incredibile, se si pensa alla laboriosità delle sue persone".

Valerio Bianchini

Una foto dal libro dedicato ai 70 anni della Pallacanestro Cantù: Valerio Bianchini al Pianella

Valerio Bianchini si concede un simpatico aneddoto: "A chi mi chiedeva il segreto del nostro contropiede, che era l'arma di Cantù, rispondevo che durante gli allenamenti al Pianella, lo "scatolone" dove faceva sempre freddo, non ci si poteva limitare ad allenare in una sola metacampo. Bisognava sempre correre su tutto il parquet...".

L'ex coach di Cantù e della Nazionale torna alla sua ricostruzione storica, che servirà poi per leggere con chiarezza il presente. "Anche la fase della famiglia Cremascoli è stata meritoria, in una città che alla sua squadra è affezionata, più tollerante, meno aspra, come ad esempio può essere Varese. E i Cremascoli hanno tenuta viva questa fiamma".

Dmitry Gerasimenko

Dmitry Gerasimenko, da un paio di mesi nuovo proprietario della Pallacanestro Cantù

Una lunga, doverosa, premessa, per arrivare al presente. "Il mondo cambia vertiginosamente - dice Bianchini - Tutto cambia, tutto scorre,come diceva il filosofo greco Eraclito secoli e secoli fa. La velocità è altissima, cambia la società, cambiano i rapporti. E siamo arrivati a Dmitry Gerasimenko:  ho visto una persona che si è affezionata a Cantù, che ha portato entusiasmo. Un imprenditore con i mezzi economici che ha acquistato lo "scatolone", il Pianella, che è intervenuto sul mercato per rinforzare la squadra, che ha promesso il nuovo palazzetto".

"Cose molto positive, ma la realtà non è semplice - aggiunge - con tanti cambiamenti e una fase traumatica, soprattutto per i vecchi tifosi che erano abituati al clima di famiglia".

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L'immagine che Bianchini ha scelto come copertina per la sua pagina Facebook, applaudito a una serata a Roseto degli Abruzzi

Valerio Bianchini si rifà alla sua esperienza. "Di solito quando le cose vanno male e si fanno cambi, le situazioni peggiorano. Invece quando vanno bene, non possono che migliorare. Proprio quando ero a Cantù chiesi di sostituire un americano, Terry Stotts, con Tom Boswell. E fu una decisione tecnica: all'epoca queste scelte venivano fatte solo in caso di infortunio. E la squadra stava andando bene, ma ero convinto che ci volesse qualcosa in più: i successi che abbiamo poi conquistato mi diedero ragione. Lo stesso ho fatto a Pesaro - spiega ancora - mentre a Varese, quando le cose andavano già male, con la stessa strategia sono andate peggio".

Ritorniamo dunque a Dmitry Gerasimenko: "A Cantù l'aspettativa è altissima come pure la voglia è di tornare ai fasti di un tempo: legittimo ma un po' ingenuo. Il basket è un gioco complesso, esige molto tempo, che non c'è. Ma io, in tutta sincerità sono fiducioso". Bianchini non nasconde il suo ottimismo e il suo pensiero positivo rispetto alla situazione della società brianzola: "Sono sicuro che tutto quello che sta accadendo porterà i suoi frutti. La fretta non gioca a favore: io sono convinto che si debba consentire all'allenatore di lavorare con tranquillità e che ci debba essere una saldatura fra tutti: il tecnico, la squadra e la proprietà che mette i soldi".

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Il diesse Daniele Della Fiori con l'allenatore Sergey Bazarevich

"E in questa fase penso che un ruolo di grande importanza sia quello di Daniele Della Fiori, il giovane Della Fiori, che deve fare da cuscinetto  tra la vivacità del proprietario e la concretezza della squadra, il lavoro di coach Bazarevich. Nessuno deve perdere fiducia. Ma serve un generale manager di forte personalità. Anche perché in questa fase in molti se la prendono con l'allenatore, sono delusi. Però, prima di tutto da parte della società, serve una guida sicura: nella tempesta la barra va tenuta dritta, in attesa del bel tempo, quando i marinai ritroveranno fiducia. Tra allenatore, giocatori e proprietà Della Fiori deve essere il punto di ancoraggio".

Bianchini1La conclusione di Valerio Bianchini è un bell'incoraggiamento per il lavoro di Dmitry Gerasimenko: "La mia visione è positiva. Si stanno rimettendo le basi per avere Cantù di nuovo protagonista in Italia e in quella Europa del basket in cui ha storicamente recitato un ruolo importante. Quell'Europa, purtroppo, da cui l'Italia è sparita"

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