CANTÙ – "Sono venuto qua da Crotone con la promessa di un lavoro e uno stipendio, ma ora non mi pagano". Questo lo sfogo di uno dei
dipendenti della Esi che non si è visto accreditare il mese di maggio. Non l'unica situazione e non di certo la più controversa: questa mattina si contavano infatti una ventina di dipendenti davanti alla sede della ditta in via Giovanni da Cermenate per avere la certezza di vedersi retribuite le date lavorate. C'è chi non percepisce la busta paga con relativo contributo di trasferta da oltre due mesi.
Un contributo necessario a sostenere le spese per l'alloggio: tra i dipendenti della ditta di metanodotti infatti non si contano nessun canturino ma molti uomini attirati dal sud Italia a Cantù con la sicurezza di un lavoro, rumeni e altri ancora provenienti da paesi più lontani.
"Abbiamo delle spese fisse, quali ad esempio l'alloggio, non possiamo quindi permetterci di non avere certezza di quando riceveremo il nostro stipendio". Protestano i dipendenti, ognuno impugnando un contratto differente. C'è infatti chi è stato assunto solo per poche giornate, chi per un mese e chi per due-tre. Ogni assunzione sembra variare in base al cantiere.
L'azienda risponde che trovandosi in un momento di transizione, in corso c'è la possibilità di una fusione, non può né emettere né ricevere fatture o pagamenti. Tempi tecnici insomma che rallentano il pagamento dello stipendio e che potrebbero risolversi se oggi, l'assemblea per la fusione, porterà a un buon esito.
Intanto ad alcuni che protestano la dirigenza fa notare che per il mese di maggio il ritardo è minimo: da contratto nazionale lo stipendio viene accreditato tra il 20 e 25 del mese successivo. I dipendenti però sono scettici, soprattutto quelli che di mensilità indietro ne hanno due o tre. Sul posto nella mattinata sono arrivate anche le forze dell'ordine.






