LAVORO – Costretti a fare causa per lo stipendio, così è il 2014

mercoledì, 4 marzo 2015

COMO - In tempi di crisi devono lottare per ottenere lo stipendio e la liquidazione cui normalmente avrebbero diritto. Un anno impegnativo il 2014 per 1.362 lavoratori che si sono rivolti ai legali della Cisl per vedersi riconoscere i loro diritti, equamente distribuiti tra vertenze individuali (698 casi) e collettive (664). In 396 casi i lavoratori si sono rivolti al sindacato per recuperare il loro stipendio o il TFR, 113 invece hanno voluto impugnare un licenziamento. Molti di loro provenivano da aziende con meno di 15 dipendenti, dove non esiste il reintegro e al massimo si ottengono 3 o 4 mensilità di stipendio dopo vertenza stragiudiziali. Tra i casi più emblematici registrati nel 2014 il licenziamento di una lavoratrice invalida, lasciata a casa in seguito a una procedura di mobilità e reintegrata dopo che il giudice aveva stabilito che il suo licenziamento era illegittimo.

“Si sta riducendo il contenzioso relativo ai contratti a termine grazie alle nuove normative che hanno liberalizzato questa forma contrattuale – sottolinea Garardo Larghi, dell’ufficio legale Cisl – Rimane invece attuale la questione del precariato nel mondo del pubblico impiego e della scuola dove, se non verranno presi provvedimenti rapidi, i contenziosi rischiano di moltiplicarsi”.

A guidare la classifica dei settori dove si litiga di più tra lavoratore e datore c’è il terziario (286 vertenze), seguito dal metameccanico (110), edilizia (79), trasporti (58) e tessile (43). Grazie al lavoro della Cisl nel solo 2014 i dipendenti grazie alle cause hanno recuperato oltre 820mila euro, che salgono a 5 milioni di euro se si sommano i crediti recuperati durante i fallimenti (cresciuti del 500% nell’ultimo anno).

“L’entrare in vigore del Jobs Act rischia di provocare una vera e propria rivoluzione nel quadro normativo – conclude Cristina Vaccari, dell’ufficio legale del sindacato – spariranno le vertenze sui contratti a termine, mentre in materia di licenziamento gli assunti prima dell’entrata in vigore del contratto a tutele crescenti potranno essere reintegrati, gli altri invece dovranno accontentarsi di una liquidazione. L’impressione è che i risarcimenti diventeranno molto meno onerosi rispetto al passato, con il rischio per il lavoratore soccombente di vedersi addirittura addebitare le spese legali”.

C. B.

 

 

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