CANTÙ - Si è laureata portando una tesi sulla storia dell'Istituto d'Arte Fausto Melotti di Cantù, ma soprattutto su Mario Ronchetti, artista canturino scomparso proprio pochi giorni fa. Ha scelto di chiudersi nella biblioteca di via
Andina alla ricerca dei testi dell'epoca che voleva indagare: quella comprese tra il 1883 e il 1945, i primi anni di vita di una scuola che era un'eccellenza nel panorama lombardo. Ma questo a Margherita Volonterio non bastava perché si sa "i documenti ufficiali tralasciano molti particolari che rendono interessante la storia".
Così Margherita, canturina doc laureata nel 2009, si è rivolta alla memoria storica della città e dell'istituto: Mario Ronchetti. L'artista benemerito, scomparso solo pochi giorni fa, ha accolto di buon grado la proposta della giovane ragazza: ripercorre insieme i primi anni di storia dell'istituto di via Andina, quando ancora non si chiamava Melotti e quando le aule erano in piazza Parini.
"E' stata una bella scoperta. Spesso ci capita di conoscere molto dell'estero e poco del nostro paese, così ho scelto di togliere il velo al passato e scoprire la storia della nostra città - racconta Margherita - figura di riferimento: Mario Ronchetti, non poteva mancare nella mia tesi un'intervista rivolta all'artista di Cantù".
Ricorda ancora il giorno dell'incontro Margherita, quando accompagnata dalla nipote trovò Ronchetti sulla soglia ad aspettarla, "salvo scoprire che era li già dalla mattina, emozionato per poter mettere nero su bianco una storia che potrebbe perdersi". Il racconto diretto è stato ancor più emozionante per Margherita che seduta ad ascoltare l'artista ha potuto conoscere i personaggi e le vicende dell'epoca: dall'arrivo di Fausto Melotti a Cantù come insegnate nel 1933 sino a Lucio Fontana, passando per la fuga causa guerra dalla scuola e da Cantù.
"Era un istituto molto differente da quello che si conosce oggi: da una parte gli uomini che imparavano l'arte dell'intaglio del legno, dall'altra le donne che sotto il portico lavoravano il merletto. C'erano 800 studenti e le classi non andavano per ordine d'età ma più per interesse personale, Ronchetti era appassionato di arte e disegno anche se come spiega lui stesso "lavorava i mobili per mantenersi". Il resto del tempo lo dedicava al disegno".
Proprio tra le aule un po alla buona di piazza Parini Ronchetti conobbe l'arte, prima quella classica poi quella fascista e infine si appassionò di
arte moderna. "Tutto quello che ho imparato l'ho imparato qui" ripeteva Ronchetti durante l'intervista rilasciata nel 2009. "Era molto legato alla scuola tanto da rimanere li a lavorare anche finito gli studi perché per lui c'era sempre qualcosa da imparare - sorride Margherita - una scuola per quel tempo molto innovativa".
La scelta del dirigente Wenter Marini all'epoca sulla bocca di tutti: "Marini arrivò a scuola e preferì all'intaglio lo studio della storia dell'arte e del mondo artistico, uno scandalo per l'epoca in cui Cantù era "davvero la città del mobile" ed ogni angolo c'era una bottega". L'esposizione al Millenio 1934, i lavori compiuti per la chiesa di Senna Comasco, i pranzi con Melotti e il militare a vent'anni: tutto questo e oltre fu Ronchetti e l'epoca. Se si domanda alla giovane ragazza l'aspetto che più li è piaciuto dell'intervista lei senza dubbio risponde "il poter conoscere in modo diretto la storia di un tempo che se si riflette non è poi così lontano. Oggi lavoro in una casa d'asta a Milano e quando mi capita di vendere le opere di Melotti e Fontana penso a quando questi artisti frequentavano Cantù, la mia città e mi sento orgogliosa".
Nell'immagine fornita da FotoPepiMerisio: la classe 1933-34 del laboratorio di ebanisteria della scuola d'arte di Cantù Mario Ronchetti è il bimbo seduto con le gambe incrociate, il terzo da destra.
Silvia Rigamonti






