CANTÙ - “Dell’essenza” è il titolo scelto da Aurélie Fontan per la sua mostra a Cantù alla Corte San Rocco. L’elemento floreale è al centro della sua indagine artistica al femminile, intesa non come bandiera di genere, ma come libero sguardo sulla realtà contemporanea. La mostra si apre con Vegetation del 2005 per poi passare a "E questo è il fiore" in un crescendo di ricerca artistica che si traduce in toni di colore sempre più vivi per rappresentare dapprima la natura poi il petalo, il microcosmo della Natura stessa lontano dai rumori della quotidianità.
Il 2014 è l’anno di “Transizione” che segna “un passaggio nel mio percorso” spiega l’artista che scopre il ricamo. Una nuova possibilità di espressione che si traduce in una serie di tele ricamate, una necessaria all’altra, “Punto dopo punto si arriva al punto".
“Si comincia con una linea retta che mano a mano viene scomposta fino ad arrivare al punto" spiega l’artista mentre ci conduce all’ultima opera frutto della sua ricerca artistica “Il senso della vita?”. Quattro tele, una nera e una bianca, accostate a due tele ricamate nero su nero e bianco su bianco.
“Cos’è il senso della vita? C’è ne è solo uno? – si domanda la Fontan –. La vita può essere bianca o nera come queste due tele oppure può essere un susseguirsi di linee che si scompongono fino ad arrivare al punto”. Cattura l’attenzione l’opera blanc sur blanc “La fontan1libertà", ovvero la libertà intesa come concetto assolutistico che per Fontan si esprime nel colore della neve, un candido bianco che riflette la luce dei faretti illuminando la sala.
Marco Bizzotto






