CANTÙ - "L'ESEMPIO DELLA TAC DI CANTU'? C'E' BEN POCO DA CELEBRARE! ANZI!!!!" Inizia così, a caratteri cubitali, la polemica nei confronti di un editoriale scritto su un quotidiano locale, riguardante la donazione della nuova Tac all'ospedale di Cantù tramite la raccolta fondi lanciata dalla Cassa rurale.
Il sindaco di Cantù Claudio Bizzozero, non nuovo a questo tipo di pubblicazioni sui social, va a spiegare perché - secondo lui - si tratta di "un articolo che celebra con enfasi del tutto fuori luogo un evento tipico di quell'atteggiamento da "volemosebene", da perbenismo di facciata, tanto diffuso in Italia ed utilissimo, da decenni, ad anestetizzare e ad annullare ogni forma embrionale di vero cambiamento sociale".
"In soli 40 giorni" continua il primo cittadino "sono stati raccolti a Cantù i soldi necessari per acquistare una nuova Tac per il locale ospedale, col contributo della Bcc e della Fondazione Comasca (ossia della locale fondazione che è espressione, più o meno diretta, della Fondazione Cariplo, e cioè della più nota fondazione bancaria italiana che concentra nelle mani dei propri amministratori un potere enorme, fondato su forme di clientelismo da terzo mondo, doppiamente fastidioso se si pensa che i soldi che le fondazioni bancarie amministrano sono in definitiva soldi tolti dalle nostre tasche)".
"Le donazioni - prosegue - vanno bene per rifarsi (o provare a rifarsi) una verginità pubblica (soprattutto quando si ha molto da farsi perdonare) ma certamente non servono a nulla, proprio a nulla, quando si tratta di cambiare davvero la sostanza profondamente incancrenita delle cose che ci circondano".
"Ometto qui di sottolineare il fatto che chi fa della carità (se non lo fa con intenti autopromozionali) - punge - lo fa senza farlo sapere e dunque, certamente, senza farsi fotografare ad uso delle prime pagine dei giornali".
Il sindaco conclude facendo un'analisi dei soldi che lo stato "rapina alla nostra città (attraverso il residuo fiscale)", i fortuiti investimenti delle Asl e aziende ospedaliere locali e che " ci sia proprio ben poco da celebrare, a meno che si voglia celebrare l'autolesionismo del popolo bue italiota e dei pecoroni lombardi che ancora tollerano tutto questo vergognoso sistema".
S.S.






