Ci sono notizie che ti riconciliano con il mondo, che ti fanno capire che non tutto va storto, che qualcosa continua a funzionare, malgrado tutto, malgrado tutti. Qual qualcosa oggi, a Cantù, è la scelta di dare la benemerenza civica a Elio Parodi. Non se ne abbiano gli altri interessati – l'imprenditore Davide Gorla, l'ex sindaco e preside storico delle Anzani, Fiorenzo Gagliardi - o tutti gli ex, tutti degnissimi di tale attenzione.
Ma se c'era un torto che una città come Cantù non doveva commettere, oggi forse più che mai, a nostro modo di vedere, era proprio quello di dimenticarsi di Elio Parodi. Per dedizione, lungimiranza, eleganza, attività indefessamente disinteressata Parodi resta un esempio, alle volte non capito, spesso apprezzato.
Preside storico di via Andina, un traguardo raggiunto rapidissimamente, per merito, dopo però un'esperienza lavorativa diversa che l'aveva tenuto lontano negli anni giovanili dall'insegnamento e dalla pedagogia, fu anche il padre, l'ideatore e il fondatore, della scuola alla Pediatria dell'ospedale cittadino, dell'Eda, il Centro di educazione degli adulti di Cantù, che sotto la sua dirigenza crebbe a tal punto da diventare il più importante a livello provinciale con ben oltre mille iscrizioni, e ancora fu il fondatore e tuttora il presidente dell'Afa, l'Associazione famiglie audiolese, con sede in città ma attiva nelle province di Como e Lecco.
Instancabile organizzatore di convegni, manifestazioni, eventi, spesso proprio in città, ha sempre fatto dell'impegno senza tornaconti personali la cifra del suo agire: più volte gli fu offerta una candidatura, più volte rifiutò preferendo alla cadrega il proprio lavoro. Persona umile, malgrado la preparazione indiscutibile, resta l'esempio più lampante di cosa sia un anti-fannullone per chi lavora nello Stato: per anni, per non sprecare risorse pubbliche, fu lui a incaricarsi non solo di aprire la scuola, ma anche di chiuderne i cancelli, personalmente, la sera.
Se uno studente aveva dei problemi, dalla famiglia a una disabilità, se ne occupava in prima persona, ma sempre a modo suo: insistendo, bussando a tutte le porte – dalla Provincia al ministero – sino a che trovava una soluzione. Cosa da non credere nell'Italia di oggi. E anche in quella di ieri.
Fortunatamente la città non è stata distratta. Fortunatamente un impegno simile vale una benemerenza, resterà un esempio, farà ufficialmente parte della parte migliore di Cantù. Di questi tempi, se ne sentita la necessità.
Davide Tagliabue






