Amministrazione e società civile, troppo spesso sono realtà distanti fra loro anche a Cantù. Il settore delle piccole imprese e dell’artigianato richiede un nuovo impulso che porti alla definizione di una nuova strategia di sviluppo locale.
Una prima ipotesi è che nel piano regolatore si inserisca la creazione di nuove aree artigianali ad edilizia convenzionata, perché troppo spesso questo investimento fa paura per l’impegno economico diventando un freno per l’intero settore. Alcuni miglioramenti si rendono necessari anche a livello di finanziamento delle imprese, con un ripensamento dell’accesso al credito con nuove formule che prevedano tempi e modalità di rimborso più elastici, e l'utilizzo più accorto di fondi europei, altrimenti andati perduti.
L’artigianato a Cantù trova la sua anima nell’arredamento, una debolezza del settore è la persistente crisi del passaggio generazionale che troppo spesso non trova un seguito nelle nostre botteghe artigiane, mettendo la parola fine ad una vita di sacrifici, di tradizione, di successi personali, dove ingegno, laboriosità, passione hanno reso grande Cantù nei decenni. Una soluzione necessaria è riscoprire nelle nostre aziende uno spirito di parternariato e collaborazione specie in quelle aziende che non sono certe di un cambio generazionale quale quella dell’affitto dell’azienda ai propri dipendenti che ne assicurassero la continuità operativa, soluzione che può diventare più che un ipotesi da percorrere, come già avviene in altre realtà.
Un famoso detto recita che i falegnami sono una fucina di ottime idee, mentre la politica locale mostra tutte le proprie debolezze con la mancanza di prospettive e la miopia legata al potere fine a se stesso, soprattutto quando si mette ad inseguire, perché incapace, idee personali di singoli imprenditori, dimostrandosi più un battito di ali di farfalla che un piano a lungo termine quale dovrebbe essere incoraggiare le imprese e coordinare gli strumenti pubblici destinati a favorire l’innovazione del marketing territoriale, un sistema che ha bisogno di un progetto strategico e non di facciata che regala illusioni!
Data la carenza di risorse pubbliche, proprio per una loro razionalizzazione nell’interesse dell’immagine di Cantù, ritengo non più prorogabile un ripensamento e una rivalutazione del già conosciuto slogan “Mobili di Cantù” impegnandosi nella messa a punto di una campagna sui media, giornali nazionali e riviste di certa destinazione al pubblico generico e femminile al quale bisogna fornire un messaggio comprensibile, che comunica efficacemente che Cantù è la città del mobile, come recita da sempre anche la cartellonistica stradale, con un richiamo agli storici anni di Cantù promotrice di “Selettive del Mobile” vera espressione del mobile di Cantù.
Un esempio a costo ridotto sarebbe quello di portare il made in Cantù nei luoghi di maggior afflusso di gente e di potenziali acquirenti, idea non nuova, quale l'esposizione nei centri commerciali, a Cantù ce ne sono due, con l'ausilio degli studenti dell'ENAIP quali “cicerone”, senza poi porsi limiti territoriali andando anche in altre località.
Anche gli aeroporti lombardi sono sicuramente una vetrina possibile, da Malpensa a Linate, a Orio Al Serio.
Se dobbiamo fare i conti con budget risicati non ci si può permettere di essere troppo permalosi o ambiziosi se non se ne può sostenere l'onere, perché fra il dire e il fare c'è di mezzo un conto da pagare.
Renato Meroni






