CANTÙ - Non ha mai amato l’omologazione Eugenio Finardi, cantautore spesso controcorrente e poco incline a piangersi addosso lui che è italiano e americano insieme, ma non ha mai rinunciato a dire forte e chiaro quel che non gli piace dei suoi due Paesi. Adesso che ha i capelli bianchi e nulla da dimostrare è tornato a girare per l’Italia con un gruppo di musicisti giovanissimi, i soli capaci di assecondarlo nella sua anima rock che ieri sera ha incantato il pubblico dell’Unaetrentacinquecirca di Cantù.
A presentarlo, come tante altre volte al Club Tenco, il suo amico Antonio Silva, canturino d’adozione dopo aver guidato per anni il liceo Fermi. “Eugenio è una persona
eccezionale – l’ha salutato dal palco – uno che lo chiami e non si fa pregare, come ha fatto questa sera”. Gli applausi sono stati tutti per lui che si è fatto largo tra il pubblico, questa la particolarità dell’Unaetrentacinquecirca, per salire sul piccolo palco di fronte a quasi duecento persone. Il feeling si è instaurato quasi subito, con le canzoni dell’ultimo album, “Fibrillante” e i classici di sempre, da “Dolce Italia” ad “Extraterrestre” passando per “La radio” e “Musica ribelle”.
Un concerto molto rock perché Finardi che è cantautore di razza sa che questa è la musica giusta per descrivere il presente della sua Italia, sempre meno “dolce” e sempre più indifferente, divisa tra chi ha troppo e chi neppure più un lavoro, come quel Franco, operaio del Sulcis la cui storia ha raccontato sul palcoscenico, prima con le parole, poi con accompagnandosi con la musica della canzone che ha voluto dedicargli. Emozioni vere, anche un po’ ruvide perché la vita per Eugenio è un po’ “Diesel”, per riprendere il titolo di una sua vecchia canzone che ha riproposto l’altra sera: “E diesel è il ritmo della vita è la giusta propulsione per la nuova situazione diesel è il ritmo delle cose è la giusta propulsione per la mia generazione…”. E il pubblico di Cantù ha apprezzato e ha saputo mettersi in moto.
C.B.






