CANTÙ - Come i leggendari Trecento delle Termopili hanno resistito per oltre trent’anni alla fine di via Sparta, incuranti delle minacce di sfratto, abbattimento e dei mille provvedimenti giudiziari che le amministrazioni di ogni colore gli hanno rovesciato contro. Tutto inutile, per decenni niente e nessuno è riuscito a smuovere le casette abusive di via Sparta e soprattutto i loro occupanti, ultimi testimoni di quello che un tempo era il mitico campeggio di Fecchio: oltre un centinaio di bungalow costruiti ai margini della Brughiera per quella che ogni fine settimana e soprattutto d’estate si trasformava nella Rimini della Brianza. C’era anche il mare, le piscine che all’epoca erano il più grande impianto natatorio non solo della città, ma dell’intero circondario. Una vera e propria fabbrica del divertimento sempre aperta dalla mattina alla sera, con tanto di parata delle star del Festival Bar che nelle serate tra luglio e agosto passavano di qui per i loro concerti.
All’epoca della Fiat Ritmo e dell’anguria sotto il braccio alle Piscine di Fecchio c’è venuta grande un’intera generazione. Poi l’impianto andò in crisi e anche il campeggio non fece una fine migliore. I bungalow piano piano si svuotarono e il tempo della Dolce Vita di Fecchio tramontò definitivamente. Non per tutti però. Ci fu chi nell’ex-camping decise di andarci a vivere, sistemando alla bell’e meglio le piazzole tanto da ricavarci delle piccole casette in forati. Ai messi del Comune che arrivavano per intimare lo sfratto rispondevano che loro quell’area l’avevano comprata e non avevano nessuna intenzione di abbandonarla. Alla fine hanno resistito in cinque. Talmente coriacei che anche quando l’area attorno è stata venduta, per costruire la casa di riposo Vivaldi, di fronte alle loro lamentele si era deciso di modificare il progetto e lasciare intatte le casette di via Sparta, nel frattempo scese a tre.

Altri anni sono trascorsi e altri due degli storici occupanti se ne sono andati. Ieri il sipario è sceso definitivamente, con l’ultima casa che è stata abbattuta, di fronte agli occhi della sua “proprietaria” che altro non ha potuto fare se non raccogliere le proprie suppellettili. “Il Comune mi ha fatto un sopruso – spiega battagliera – questo si chiama abuso di potere e sono pronta a fare causa. Questo terreno è mio e loro mi hanno abbattuto casa, adesso dovranno risponderne. Mi ero anche proposta di sistemare le cose, avevo chiesto un incontro, ma poi non ho saputo più nulla e oggi è arrivata la ruspa. Ho vissuto qui per oltre trent’anni, ma da tre sono andata a vivere da un’altra parte, qui ci avevo trasferito mia figlia. Non finisce qui, mi farò valere”.
Procedura regolare secondo Piazza Parini: le casette furono costruite senza alcun permesso, quindi essendo abusive andavano abbattute. Anche Leonida alla fine si era dovuto arrendere, in questo caso alla carta bollata.
C. B.






