DISABILITÀ – Moscatelli: “Al Pianella solo 6 posti su 3.800 dedicati ai disabili. È giusto?”

lunedì, 2 novembre 2015

CANTÙ - "Perché un disabile non può vedere tutte le partite che desidera?" . Questa è la domanda che si pone Franco Moscatelli ogni volta che invia un'email a franco moscatelliPallacanestro Cantù per richiedere l'accredito. "Entro 72 ore dal fischio d'inizio. Poi attendiamo la risposta, sperando di essere tra i primi ad aver presentato domanda, stampiamo il documento Asl che attesta la disabilità di mia figlia Arianna e forse possiamo andare a vedere la partita seduti in posti non adeguati. Non sono contro Pallacanestro Cantù, anzi, con tre tessere all'attivo di certo non si può dire - spiega Moscatelli -. Sono contro queste cose. Nella vita quotidiana un disabile incontra troppi paletti".

Su tre richieste fatte solo una è stata accolta positivamente dalla società che si giustifica dicendo che "hanno solo sei posti su 3.800 riservati ai disabili. E quindi danno la precedenza a chi arriva prima".

"È giusto che il Pianella disponga di solo sei posti? Cosa dice la legge a riguardo? Parlo da profano, da tifoso e da papà di una bambina sulla carrozzina". Al primo diniego Franco ha contattato la prefettura e, grazie all'intercessione del comandante dei carabinieri, papà e figlia sono arrivati in tribuna. "La seconda volta Pallacanestro Cantù ha accolto la nostra richiesta, la terza ancora una volta abbiamo trovato un no. Non vogliono sentir parlare di discriminazione in società però rimane il fatto che se avessi una figlia normodotata non dovrei nemmeno pormi il problema di poter entrare. Mi piacerebbe sapere cosa dice chiaramente la legge, perché se chiamo la prefettura alla fine riesco a entrare lo stesso, nonostante ciò che ha dichiarato la società".

Moscatelli chiede chiarezza, si domanda se i posti sono a norma così come risultano oggi e se sei posti sui quasi quattromila non siano pochi. "Dicono che siamo tutti uguali, ci sono fior fior di campagne a favore di questo e poi? E poi per prendere un autobus, andare a vedere una partita bisogna fare chiamate, inviare email, stampare documenti. È questa la vita che deve fare un disabile e la sua famiglia? Io non credo".

S.R.

 

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