CANTÙ - Dopo la protesta in piazza delle Sentinelle in piedi, continua l’opposizione dei movimenti di centrodestra al ddl Cirinnà con l’incontro “La famiglia fondamento della società”, tenutosi ieri sera in villa Calvi.
La serata è stata promossa dal gruppo consigliare di Cantù della Lega Nord con l’adesione dei consiglieri di Fratelli d’Italia e Autonomia Canturina- Forza Italia. Di rilievo i nomi dei relatori: l’assessore regionale alla Cultura Cristina Cappellini, il dirigente di Alleanza Cattolica Marco Invernizzi e il parlamentare Nicola Molteni presentati dal responsabile delle Sentinelle in piedi Gabriele Maspero, che ha invitato tutti a partecipare alla prossima iniziativa al Circo Massimo di Roma sabato 30 gennaio.
Cappellini è intervenuta per prima evidenziando che la regione Lombardia da oltre un anno lotta per la famiglia, da quando si discuteva il ddl Scalfarotto. “Abbiamo capito dalle reazioni provocate, di aver toccato un nervo scoperto che andava approfondito” ha detto l’assessore. Ha precisato poi che aderire al Family Day è in linea con il progetto della regione, in risposta a chi critica tanto sul web la scritta apparsa sul Palazzo Pirelli. Discutendo della teoria Gender, Cappellini, ha raccontato che molti genitori chiedono aiuto alla regione e per questo si sta pensando di aprire un numero verde “anti-gender”.
Di seguito è intervenuto il dirigente di Alleanza Cattolica, Invernizzi, che ha sottolineato la differenza ideologica tra le generazioni precedenti e quelle successive alla caduta del muro di Berlino. Parlando poi degli ambiti controllati da politici e giornalisti ha detto: “Dove ci sono i poteri forti stiamo perdendo la battaglia culturale perciò dobbiamo rivolgerci alla gente”. In questi giorni, infatti, molti media cavalcano l’onda delle manifestazioni “Sveglia Italia” a difesa dei diritti agli omosessuali. “La storia della famiglia è la difesa della natura. Bisogna aiutare la gente a recuperare la realtà, che oggi viene messa in discussione, contro le ideologie” ha affermato Invernizzi che ha proseguito dicendo: “Oggi abbiamo di fronte la società che è frutto della dittatura del nulla, del nichilismo”.
L’attenzione poi si sposta sulle singole persone “disperate perché sole”. “Dobbiamo dire che la famiglia va difesa non solo in Parlamento, ma anche nelle piazze” ha spiegato prima di concludere l’intervento affermando con forza: “Stiamo dalla parte giusta perché siamo dalla parte della natura”.
Per ultimo è intervenuto Nicola Molteni cercando di fare chiarezza sul ddl Cirinnà, sul quale “si dice poco e in maniera confusa”. Esso tratta infatti, da un lato le unioni civili, dall’altro le coppie di fatto. Partendo dal presupposto che “la priorità del paese non è questa e le esigenze dei cittadini non sono queste” l’onorevole ha detto che il suo “compito da cittadino e parlamentare è interrogarsi sul tipo di società che vogliamo”. La nostra, attualmente, è fluida come la sessualità prevista dalla teoria gender, che non fa distinzione tra maschio e femmina perché si basa sulla credenza che l’individuo possa scegliere da solo il suo sesso. Molteni ha spiegato che “la politica deve decidere che tipo di società vuole creare e tramandare alle generazioni future” e ha proseguito “la politica ha l’obbligo di approvare leggi chiare perché possano funzionare”. Il parlamentare ha sottolineato il bisogno di andare contro l’egemonia culturale per salvaguardare “la famiglia tradizionale composta da un uomo e una donna, profondamente diversi tra loro”.
Analizzando poi il ddl Cirinnà, ha messo in evidenza il suo essere incostituzionale perché parla di famiglia, che si fonda sul matrimonio che, a sua volta, è definito come unione tra un uomo e una donna. “Diciamo no all’equiparazione al matrimonio, ma diciamo anche sì al riconoscimento di diritti individuali” ha proseguito. Successivamente, Molteni, ha precisato che alcuni articoli del codice civile per i diritti delle coppie di fatto esistono già da tempo e ha fatto chiarezza su un punto del ddl che nessuno sta considerando: la reversibilità delle pensioni, infatti, sarebbe garantita per le unioni civili omosessuali, ma non per le convivenze eterosessuali. Si sta perciò rischiando una discriminazione al contrario, come ha spiegato Molteni attraverso un esempio: “Se si tira un pugno a un eterosessuale si pagano le conseguenze per l’atto violento, se invece a subire le percosse è un omosessuale alla violenza di base si somma l’aggravante”.
Per finire, si è parlato del tema delle adozioni, "che si preoccupano della situazione dei genitori, ma si concentrano poco sulla tutela del minore. Per non parlare del fatto che in Italia ci sono 156 bambini adottabili che non riescono ad avere una famiglia a causa degli elevati costi e delle lunghe tempistiche previste dalle pratiche burocratiche".
Clarissa Albini






