CULTURA – In esposizione a Galliano “La Pietà” di Foschi

venerdì, 8 maggio 2015

CANTÙ - "La frenesia di questo tempo si è abbattuta sull'arte. Non ci perdiamo più ad ammirare un quadro ma fruiamo dell'opera come se fossimo in un supermercato, andando di fretta da una parte all'altra per mettere il bollino sull'opera: 'Abbiamo visto questa e ora ci mancano queste altre, corriamo'. Fagocitiamo quadri come mangiano hamburger ai fast food, guardando al tempo che scorre e non all'esperienza". Con queste parole l'assessore alla Cultura, Francesco Pavesi inaugura nel tardo pomeriggio di ieri la mostra di Davide Foschi. In esposizione nel battistero a Galliano quattro opere dell'artista milanese davanti alle quali il tempo della frenesia lascia spazio a quello della riflessione.

Si parte dal "Viaggio", il dipinto più antico, nato 15 anni fa dall'estro creativo di Foschi. Sullo sfondo si stagliano tre figure che potrebbero esserefoschi lo Spirito, il Corpo e l'Anima dell'uomo moderno che sembrano camminare in una tundra oscura, il nostro subconscio alla ricerca di "qualcosa". Forse cercano la Sacralità del momento che si può ritrovare nella "Madonna con il Bambino", la genesi della vita.

C'è chi vede l'esplosione di un mondo nuovo e chi nei colori freddi dell'azzurro e caldi delle sfumature del rosso la Madonna che da vita a Gesù. Il tema viene affrontato in chiave moderna, conscio Foschi che la vecchia scuola è un punto di partenza per declinare in nuove visioni il tema della Sacralità. Il percorso si intuisce dalla forza stessa dei quadri, dai colori più cupi della selva oscura del "Viaggio" fino ad arrivare al colore dell'eternità, l'oro dell'Ultima Cena.

Il tempo diventa il perno del quadro che oltrepassa il momento per dire: "Le difficoltà saranno vinte" e una luce in fondo all'opera dona speranza. Ma il tempo diventa il perno di tutta l'attività di Foschi, nonché nel mese di esposizione in occasione di Expo a giugno, scandito dai segni dell'oroscopo accennati su tavolette che sembrano disegnare il cammino fino al "La Pietà".

Una tela un metro per 120 centimetri nata in un momento di trance dell'artista nella Pasqua del 2009. Al risveglio dallo stato di rapimento Foschi trovò una tela completamente nera. "Cosa ho fatto?" urlò l'artista mentre munito di spatola toglieva il colore. Poi la scoperta, sotto quello strato di nero pece si intravedevano delle figure. Non definite, quasi il negativo di una foto, non disegnate ma solo accennate. Nasce nel 2009 "La Pietà", un quadro dal forte impatto suggestivo. Descriverlo è riduttivo. Fotografarlo è inutile così come non consentito dall'autore stesso perché l'opera si evolve. Appaiono e scompaiono figure dice l'autore a scettici spettatori che come d'incanto cadono in estasi davanti al quadro.

La forza de "La Pietà" è la soggettività, ognuno nelle sfumature di quel nero che mano a mano si illumina, scompare e appare, riesce a vedere se stesso. O meglio il suo sub inconscio. Si da un volto alla propria angoscia, dei tratti definiti di uomo o donna ai propri problemi. C'è chi riesce a vedere persino dei teschi o dei bambini mai nati in quei grumi di colore e infine c'è chi vede il volto della Madonna che accudisce Gesù Cristo ormai defunto. Se l'arte è introspezione allora questo quadro ne è l'emblema. Ogni fruitore può trovare sé stesso nel quadro, può guardarsi in faccia meglio che in uno specchio perché in grado di vedere tratteggiati persino quei pensieri che reprime con la logica. "L'intento dell'arte a mio avviso deve essere quello di unire la pancia all'intelletto" conclude l'artista e mentre ognuno di noi fa il proprio personale viaggio al cospetto del "La Pietà" questo assioma sembra raggiunto.

La Pietà rimarrà esposta nel battistero sito all'interno del complesso della Basilica di Galliano fino a domenica 10 maggio, orari di apertura: dalle 9,30 alle 12 e dalle 15 alle 18.

S.R.

 

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