COMO - Como realizza una velostazione, ovvero un parcheggio per le biciclette, grazie ai soldi di Fondazione Cariplo e a Cantù, per usare una metafora, le due ruote hanno le gomme a terra. In crisi non solo sulla salita di San Paolo, dove la pendenza faceva sudare anche i corridori del Giro d’Italia, ma un po’ in tutta la città dove di piste ciclabili non c’è l’ombra, se non sulla carta.
Così mentre in città tutto è rimandato, forse, alla realizzazione del Piano Urbano del Traffico, a Como negli ultimi sei mesi hanno investito sul bike-sharing, arrivando addirittura a proporre un deposito sorvegliato e protetto per una sessantina di velocipedi che verrà costruito, nelle prossime settimane, fuori dalla stazione di Como Borghi. La velostazione si configura come punto di interscambio bici-treno ed è previsto che gli utenti possano accedere direttamente ai binari dopo aver depositato la bicicletta e viceversa. L'accesso alla struttura sarà consentito ai soli utenti in possesso di apposita tessera. Il progetto, complessivamente, ammonta a 160mila euro, 130mila dei quali finanziati da Fondazione.
"La stazione di Como Borghi è utilizzata soprattutto dagli studenti e molti la raggiungono in bicicletta - spiega l'assessore alla Mobilità Daniela Gerosa - Ad oggi non vi è alcuna possibilità di poter lasciare il proprio mezzo in un luogo coperto e sorvegliato. Questa velostazione è una valida risposta al problema e mi auguro che la sua realizzazione incentivi chi può a raggiungere la stazione in bici”.
Un esempio anche per Cantù dove l’altra sera in Consiglio Comunale si è discusso del rilancio della Como-Lecco, la ferrovia fantasma che collega la città con il capoluogo. Disertata da tutti, studenti in primis, forse la linea potrebbe essere rilanciata puntando sulle nuove piste ciclabili e un luogo sicuro dove poter lasciare, con la speranza di ritrovarlo, il proprio velocipede. Per il bike-sharing meglio affidarsi alla memoria, ovvero al tentativo fallimentare dell’allora Giunta Sala che realizzò in centro una serie di stazioni automatiche dove si potevano prendere, gratuitamente, le biciclette. Tra furti, danneggiamenti e l’indifferenza generale l’esperimento venne archiviato dopo pochi mesi e oggi le stazioni sono ancora visibili ma del tutto inutili, visto che le bici superstiti (alcune delle quali con un piccolo motore elettrico per la pedalata assistita) sono finite in un magazzino comunale.
Nell’anno di Expo, seguendo l’esempio di Como e approfittando del nuovo piano del traffico forse sarebbe il caso di ritentare l’esperimento, sperando naturalmente in un esito diverso. Mai come in questo caso vale il motto "la ruota gira".
C. B.






