CANTÙ - Un tempo indispensabile, ora in stato di trascuratezza. Ormai la si può quasi definire un elemento di archeologia comunicativa. Anche se qualcuno ancora se ne serve. Ma vi è stato un tempo in cui lei, la vecchia cabina telefonica, era il preziosissimo approdo di chi, trovandosi in giro per una città, necessitava di fare chiamate urgenti. Per lavoro, per amore non importa, sempre urgenti. Era il tempo in cui parlare di smartphone, tablet, facebook significava quasi fare riferimento a un mondo di marziani e di futuribile sottobraccio alla fantasia.
Ora che, invece, non sembra esistere italiano in natura che non abbia come suo compagno di strada almeno un cellulare, di modello più o meno nuovo, più o meno elaborato, la cabina telefonica sembra essere la grande dimenticata. Fosse solo quello andrebbe pure bene. La musica suona però stonatissima se è fatta oggetto di deturpamenti varii ed è persino resa orfana delle sue porte. Di quelle porte dalle quali saranno transitati centinaia di utenti assetati di telefonate indifferibili.
E l'esempio della cabina situata nel centro di Cantù a una manciata di metri dalla biblioteca comunale è, al riguardo, paradigmatico. Certo, il cellulare l'ha mandata in crisi di identità perché lei , la cabina, è rimasta orfana di una funzione sociale un tempo insostituibile. Le pareti di vetro che la delimitano sono ormai diventati oggetti di messaggistica varia, a volte incomprensibile e altre volte affidata ad adesivi. Quasi una sorta di seconda vita di quella cabina che in nulla si riconduce alla prima e sua più naturale vocazione, consentire di telefonare.
La domanda spunta dalla penna in modo quasi naturale: ma vi è proprio bisogno di usare le pareti di una cabina per diffondere le proprie comunicazioni amorose o come palestra per i propri graffiti? E, al di là di questo, magari, pur se non ne sarà naturalmente mai consapevole, per i suoi molti anni di onorata carriera quella cabina un po' di rispetto se lo sarà guadagnato. Usata ancora o non più impiegata che sia, potesse parlare racconterebbe una storia robusta costellata di amori scambiati o infranti, affari conclusi, comunicazioni di studenti ai loro genitori di bei voti o di note sul registro ricevute, avvisi alla moglie di provvedere a fare la spesa perché il frigo piange. Insomma, una cabina, mille storie di vita.
In alcuni comuni è stata apposta su cabine che versano in situazioni simili la possibilità di salvarle, di "adottarle". Perché non provarci anche con quella canturina che così ritroverebbe magari il suo prisco splendore e servirebbe ancora magari a qualche persona anziana ignara dell'esistenza degli smartphone e dei tablet e ancora attaccata alla vecchia, cara, ancestrale telefonata via cavo?
C. Co






