CAMORRA – Don Merola: “La criminalità si combatte con una comunità unita”

sabato, 13 aprile 2019

LURAGO D'ERBA – La voce contro la camorra, don Luigi Merola, è tornata sul territorio comasco. Presidente della fondazione A' Voce d'è Creature, don Luigi Merola è un uomo che ha combattuto, e combatte con forza ogni giorno, la camorra attraverso l’educazione dei ragazzi.

Con diverse strategie educative ha riportato a scuola centinaia di bambini togliendoli dalla strada e impegnandoli in attività sportive, ludiche-ricreative e lavorative perché "nessun bambino nasce delinquente". In questi giorni ha tenuto diverse conferenze sul territorio, l’ultima venerdì sera nella sala consiliare del Comune di Lurago d’Erba, e incontrato gli studenti della Fondazione G.Castellini, Enaip Como e della Scuola Diritti Umani. Un’iniziativa preziosa promossa dal Coordinamento Comasco per la Pace, sempre attivo con progetti che mirano all’inclusione e offrono alla comunità importanti spunti di riflessione sulle problematiche sociali, e il Comune di Lurago d’Erba.

Don Luigi Merola, com’è cambiata la camorra negli ultimi anni?
La camorra, come tutte le organizzazioni criminali, oggi lavora nel silenzio e con il favore della crisi economica è diventata imprenditrice: può arruolare giovani leve che vivono ai margini ma non solo, può attaccare anche gli imprenditori. Con la crisi delle banche molti imprenditori sani e puliti non hanno potuto più accedere al credito e sono diventate vittime di usura da parte di questi criminali. Lo Stato a volte arriva in ritardo ma arriva, credo nella capacità del nostro Paese di costruire validi anticorpi capaci di contrastare la criminalità. Dipende anche da noi però, spesso diciamo che lo Stato non c’è, ma neanche il cittadino c’è. La comunità deve assumere un ruolo attivo, deve prendersi le sue responsabilità.

Qual è la fascinazione che la camorra esercita sui ragazzi?
Soldi facili e potere. Anche l’immaginario creato dai media non aiuta, penso a serie tv come Gomorra. I ragazzi fragili possono subire questo tipo di fascinazione. È compito nostro far capire loro che questa gloria effimera e malvagia conduce solo all’autodistruzione di se stessi e della comunità.

In che modo?
Educando i ragazzi. Una società sana è educata all’amore, alla legalità e al rispetto, bisogna agire su questo fronte, bisogna farlo presto. A scuola, in famiglia, nelle parrocchie, nei luoghi di aggregazione giovanile. 

La camorra nasce a Napoli ma non appartiene solo a Napoli. Cantù stessa è stata attaccata dalla criminalità organizzata negli ultimi anni. 
La camorra, e con lei le altre forme di criminalità organizzata, è presente ovunque e la crisi economica ha donato terreno fertile, gli ha spalancato le porte. La malavita non è infiltrata, è radicata e viene combattuta ogni giorno da tutti coloro che si battono per la legalità. Bisogna contrastarla con tutte le nostre forze.

Molte persone non denunciano per paura. Lei dove trova questa forza?
La fede in Dio è la mia forza. Ma tutti noi possiamo trovare coraggio se siamo parte di una comunità attiva e unita dove istituzioni, forze dell’ordine, parrocchie, associazioni e cittadini mirano allo stesso obiettivo. Se camminiamo nella stessa direzione, se coloro che subiscono minacce non vengono lasciati soli allora la malavita non ha spazio d’azione e deve arrendersi. Solo una comunità unita può sconfiggere la camorra.

Simona Di Domenico

 

 

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