CANTÙ - Tante voci, un'unica grande convinzione: la Lombardia deve conquistare l’indipendenza fiscale - la cui assenza rischia di farla sprofondare - anche a costo di diventare una regione autonoma. È questo il grido di allarme che si leva dal congresso organizzato dal sindaco Claudio Bizzozero, dal titolo “La Lombardia fra schiavitù e libertà”, presso il Teatro San Teodoro, svoltosi giovedì sera. Grande assente l’atteso Vittorio Feltri.
Che la Lombardia sia considerata la “vacca grassa” da cui l’intera Italia attinge denaro e risorse è cosa risaputa, ma che il primo cittadino di Cantù voglia far sorgere proprio in città il "germe da cui partirà un nuovo movimento, una nuova forza politica per l’indipendenza lombarda" è un dato di fatto futuribile più che una novità.
Davanti a circa 200 persone, sul palco si alternano le voci di esperti economisti, come Giacomo Consalez e Marco Bassani, che illustrano dati preoccupanti per il futuro. Le proposte per una “rivoluzione liberale” sono, dunque: diventare indipendenti, come suggerisce il prof. Bassani: «trasformando i confini regionali in statali» o come propone
Giancarlo Pagliarini, ex leghista e Ministro del Bilancio nel 1994: "Ispirarsi al modello elvetico e al federalismo svizzero".
Meno drastico e più speranzoso invece si dice il sindaco Bizzozero che non rinuncia però a ripetere più volte un perentorio “Sono incazzato nero”, perché costretto ad affrontare un pessimo bilancio nell’ultimo consiglio comunale: degli 11.500 euro che ogni cittadino canturino versa annualmente, soltanto 600 restano nelle casse del Comune, appurando così la mancanza accumulata negli anni di circa 800.000 euro per gli interventi che sarebbero necessari sul territorio.
Una possibilità di cambiamento però c’è e può partire proprio da Cantù: "Mi distacco da coloro che gestiscono questo sistema fiscale immorale, li considero miei nemici – prosegue Bizzozero - Possiamo organizzarci e impegnarci creando una forza politica vera che manca a livello provinciale e regionale che spinga per ridurre la spesa pubblica e la pressione fiscale del 50% e trasformare il nostro Paese da Repubblica centralista di partiti in Repubblica federalista dei comuni".
Partirebbero insomma proprio da qui, dal cuore della Brianza, "a cui nulla è impossibile", la sfida e il sogno di un futuro più equo, autonomista e liberale per l’intera Lombardia.
B. P.






