BASKET – Gianluca Basile: “Pochi possono vantare il tifo che c’è a Cantù”

sabato, 16 gennaio 2016

Gianluca Basile in maglia biancoblu

Gianluca Basile in maglia biancoblu

CUCCIAGO - Si apre il girone di ritorno per una “nuova” Cantù, con altri innesti importanti e l’obiettivo di crescere, partita dopo partita, per raggiungere i playoff. Il primo ostacolo da superare è l’Orlandina (domenica sera ore 18:15) di coach Gennaro di Carlo (subentrato a Griccioli) e del grande ex Gianluca Basile, un nome che in Italia e in Europa è, senza paura di scriverlo, leggenda: 4 campionati tra Fortitudo e Barcellona con il quale ha alzato anche 3 Coppe del Re, 2 Supercoppe e 1 Eurolega, mentre con la Nazionale ha in bacheca 1 argento alle Olimpiadi, 1 bronzo e 1 oro agli Europei, 1 argento ai Giochi del Mediterraneo.

Eppure è ancora lì, a correre per il campo 20 minuti a partita, con la sua Capo d’Orlando in forte difficoltà; “Contro Pistoia eravamo io, 40 anni, Ilievski, 35, due americani e tutti gli altri tra i 16 e i 20 anni – racconta Basile – o siamo troppo giovani senza esperienza o troppo vecchi con esperienza, non c’è la via di mezzo. Avevamo iniziato bene, con una squadra giovane e giocando concentrati anche una bella pallacanestro, poi alcuni episodi ci hanno veramente spezzato le gambe”.

Il Baso si riferisce ai continui infortuni, e solo ora la Betaland ha aggiunto un nuovo elemento (Keaton Nankivil), che esordirà a Cucciago, non un impatto semplice nel campionato italiano, al Pianella per giunta, in un ambiente che si aspetta una vittoria senza troppi patemi.

Basket curva Eagles Cantù “I tifosi rimangono sempre quelli – spiega Gianluca – me ne sono accorto anche alla Fortitudo, possono cambiare i presidenti e le società ma il tifo non cambia, Cantù è una città con una storia di pallacanestro, con la passione e la voglia di aiutare la squadra a vincere. Poche squadre possono vantare l’ambiente che c’è a Cantù”.

Dicevamo di un ragazzo ancora lì, a pochi giorni dallo spegnere 41 candeline (il 24 gennaio), a lottare sul parquet, e si dà per scontato che non abbia mai pensato al ritiro…”ma io volevo smettere a Barcellona – dice sorridendo - dopo il secondo infortunio mi dissero che dovevo operarmi di nuovo e perdere l’anno, avevo quasi mollato. Poi per una serie di situazioni venni a Cantù che ai tempi di Trinchieri era la squadra che giocava meglio, poi la possibilità con Milano e infine Capo d’Orlando dove sono arrivato per altre coincidenze; è la passione, la voglia di rimettersi in gioco ma alla fine non puoi ingannare l’età”.

PictureE ride ancora, il Baso, come quando ammette che “oggi dove non arriva la tecnica, arriva il fisico, e se uno arriva prima di te non c’è un c**** da fare!”.

Gianluca Basile con la sua maglia numero 5 metterà piede per la prima volta al Pianella da quando ha lasciato Cantù, ed inevitabilmente il pensiero torna a quella stagione, quando non alzò nessun trofeo ma trascinò l’allora Bennet in Eurolega; “Non aver vinto con Cantù è una cosa che sicuramente mi rimarrà dentro – conclude il Baso – siamo andati ad un passo dalla Supercoppa, a fine stagione eravamo cotti anche per via degli infortuni. Contro il Barcellona siamo arrivati ad un tiro dai quarti di finale (lo prese lui, subendo un fallo non ravvisato ndr), da quel tiro per la qualificazione all’infortunio che invece mi sono procurato.. Il basket è un filo, se vai da una parte sei un eroe, se vai dall’altra..”

Un campione vero, chapeau.

Davide Porro

Gianluca Basile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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