BARRIERE – La città vissuta in prima persona da un disabile

giovedì, 5 febbraio 2015

marzio e fabioCANTÙ - Cercando posto per l'auto di frequente capita di vedere i posti riservati per i disabili occupati da chi non ne ha diritto. Ma cosa significa per un disabile trovare il parcheggio occupato?

"Significa dover tornare a casa" risponde con queste tanto semplici quanto chiare parole Marzio Marelli, 26 operazioni alla gamba destra e qualche problema di deambulazione. Vive a Cascina Amata Marzio ma lavora dal 2001 nel centro di Cantù, ricevendo in 14 anni ben 20 multe.

Ha tra le mani l'ennesima multa Marzio mentre racconta il paradosso tutto italiano che vede i parcheggi dedicati ai disabili posizionati nei luoghi meno appropriati, come vicino a un marciapiede insormontabile in via Roma, senza il giusto spazio per poter scendere o entrare con la carrozzina, in cima alla salita Camuzio a ridosso di via Matteotti costringendo un disabile a scollinare per andare in centro città. Insomma Cantù non sembra essere una città a misura di disabile.

"Ma la cosa che più mi fa imbestialire è vedere il parcheggio a noi dedicato, che la nostra società ha impiegato anni per riservarcelo, occupato da chi non ne ha diritto". Così Marzio vede gli spazi arancioni di via Roma, dove lavora, occupati ogni mattina da chi "deve sbrigare una commissione di due minuti e me ne vado". Forte di un diritto acquisito in anni di battaglie, Marzio parcheggia l'auto dove riesce consapevole che non deve creare grave intralcio alla circolazione, come dice la legge. "Ma tante volte gli agenti della polizia locale sembrano non conoscere la legge e mi lasciano sul cruscotto della macchina una multa" racconta Marzio. A poco vale il contrassegno da disabile o il fatto che il posteggio a loro dedicato sia occupato, la multa salata , 80 euro, viene lasciata proprio li sulla loro macchina. "Ogni volta devo andare in sede, esibire il foglio recante scritta la legge e spiegare che sono disabile, che ho subito 26 operazioni, che sono costretto a guidare una macchina speciale perché posso usare solo la gamba sinistra. E' umiliante, è svilente ogni volta dovermi quasi giustificare per la mia disabilità".

Ed è svilente, è una sconfitta per l'intera comunità vedere una bambina disabile dover rinunciare alla sfilata della Giubiana, del Carnevale perché "lei in macchina qui non può entrare". Racconta la storia il padre Franco Moscatelli, perché lei la bambina non riesce a parlare. "Si nutre con la Peg, si muove in carrozzina e questo non ci permette di parcheggiare lontano. Per vedere la Giubiana, per andare in piazza non posso pensare di lasciare l'auto troppo lontano, in piazza Marconi o piazza degli Alpini". Franco che vive così da vicino il mondo della disabilità racconta cosa significa trovare il posto abusivamente occupato. "Significa muoverci in tre. Non posso mica dire a mia figlia "scendi qui che vado a cercare parcheggio". Chiamo mia moglie che aiuta mia figlia a scendere dall'auto mentre io a causa dell'inciviltà delle persone cerco un posteggio".

E intanto fotografa l'impostore il signor Franco che, come Marzio, porta avanti la stessa battaglia grazie anche alla pagina Facebook "Fotografa l'impostore". "Noi non pretendiamo di risolvere tutti i problemi, di abbattere ogni barriera architettonica in un giorno. Vorremo però che all'alba del 2015, mentre il sindaco guarda ai paesi del nord Europa, non ci fossero panettoni sui marciapiedi, alti gradini per entrare nel bagno dei disabili o posteggi per disabili ingiustamente occupati" dicono all'unisono Franco e Marzio. L'obiettivo finale di questa campagna portata avanti in questo caso dai due canturini, in nome di tutti quei disabili che come la figlia di Framco non possono parlare, è di sensibilizzare la popolazione a comprendere le esigenze di chi non è normodotato, "che può essere anche un ragazzo che si è rotto una gamba, un anziano con il bastono non per forza solo i disabili dalla nascita".

Silvia Rigamonti

 

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