CAPIAGO INTIMIANO – Tra i 21 medici indagati nell’ambito dell’operazione “Disturbo” – secondo la quale alcuni chirurghi, con l’aiuto di diversi medici di base, avrebbero proposto protesi scadenti a numerosi ospedali, favorendo la società che le produceva e ricevendo in cambio regali e somme di denaro – vi sarebbe anche un medico di base comasco, A. I., il cui studio si trova a Capiago Intimiano.
Raggiunto telefonicamente da Il Canturino, il medico ha confermato la propria estraneità ai fatti, minacciando querele contro chiunque diffonda inesattezze o imprecisioni: “Non sono nemmeno un ortopedico, tutto ciò è incredibile”, afferma il medico di base, che ha affermato di essersi rivolto a un legale.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Monza e finalizzata dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, ha già portato all’incarcerazione di ben tre chirurghi, mentre altri quindici professionisti stati sospesi o posti agli arresti domiciliari. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, i medici di base erano soliti individuare i potenziali clienti scegliendoli tra anziani o pazienti ortopedici, e una volta invitati nei loro studi avrebbero loro suggerito di recarsi al Policlinico di Monza per l’impianto delle protesi (scadenti e di bassa qualità). I medici di base, sempre secondo l'inchiesta, ricevevano 300 euro al mese dalla ditta produttrice delle protesi, e avevano inoltre diritto a 10-20% del denaro derivante dalle visite negli studi dei chirurghi. Questi ultimi, per il proprio “disturbo” – da qui il nome dell’operazione – ricevevano mazzette e ricompense in denaro.






