L’INTERVISTA – The Day of return: il ritorno del metal targato Ephyra

sabato, 12 maggio 2018

SEREGNO – Un concerto atteso, quello tenutosi ieri sera all’ Honky Tonky di Seregno, che ha visto il ritorno degli Ephyra, band metal originaria di Como e molto conosciuta nel canturino per la sua assidua presenza nelle sale prove di Spazio Tribù che si conferma un crocevia importante per tutti gli artisti indie presenti nella nostra comunità.

Nadia Casali, Francesco Braga, Matteo Santoro, Paolo Diliberto, Patrick Segatto e John Tagliabue hanno infiammato la platea che ha accolto con grande entusiasmo le note di The day of return, terzo e nuovo album della band che uscirà il 18 maggio e che è stato prodotto da Volcano Records & Promotion.

Gli Ephyra esordiscono nel 2009 con il singolo Ephyra, nel 2013 esce il primo album Journey che li porterà in tour in Italia e all’estero consegnandoli al successo di pubblico e critica. Nel novembre 2015 pubblicano il secondo album Along the Path arricchito dalla presenza di Cicalese (Furor Gallico), Silvia Bonino (Folkstone), Lisy Stefanoni (Evenoire), Mattia Stancioiu (Labyrinth, Crown of Autumn).
Uno stile musicale orientato al melodic death metal con influenze folk ed epic, sempre alla ricerca di nuove sonorità in grado di guidare il proprio pubblico verso nuovi percorsi.

Come siete nati?
Nessun annuncio su internet, è bastato un incontro in un negozio di dischi comasco nel 2005. Nel corso degli anni si sono avvicendati diversi musicisti fino ad approdare alla formazione definitiva nel 2012. Gli Ephyra sono il frutto della passione per il metal.

A chi vi siete ispirati?
La base di partenza è stata il death melodico, fortemente ispirato da gruppi quali i Dark Tranquillity e gli In Flames, sfumato con tonalità epic e folk.

Nel corso degli anni avete sperimentato molto e il vostro ultimo disco si ispira a sonorità orientali.
È molto importante mettersi in discussione e sperimentare nuove sonorità, è un processo necessario alla crescita artistica. Le sonorità orientali tradizionali sono ricche di fascino e magnetismo ed è per questo che abbiamo deciso di includerle nel nostro album.

Una scelta coraggiosa.
Bisogna rischiare se si vuol portare sul mercato un prodotto innovativo e di qualità, bisogna avere il coraggio di differenziarsi anche a costo di sfidare le regole del mercato discografico. Le produzioni indie hanno una grande responsabilità in questo senso, molte rivoluzioni musicali sono nate proprio grazie alle loro sperimentazioni.

Pochi generi musicali hanno saputo raccontare la visione intimista dell’uomo moderno come il metal. Quale messaggio vuole comunicare The day of return?
I nostri brani traggono ispirazione dalla quotidianità delle persone immerse nelle loro difficoltà. Un altro aspetto importante di questo album riguarda il rapporto tra l’essere umano e la natura: spesso il primo ha atteggiamenti distruttivi verso la seconda. Tuttavia la natura riesce sempre a trovare la forza per rinascere e questo rappresenta un esempio importante per l’uomo che mai come ora ha bisogno di riemergere dall’abisso delle difficoltà esistenziali.

Un messaggio importante veicolato da un genere musicale che spesso non viene capito.
Il metal è sempre stato un po' rinnegato e difficilmente ha raggiunto il mainstream forse perché ostacolato dal pregiudizio. Ha una modalità espressiva che è volutamente forte, aspra e spesso urlata e ce l’ha perché ha l’impellenza di comunicare qualcosa di importante: se si comprende questo è possibile avvicinarsi a questo genere musicale senza preconcetti.

Progetti futuri?
Sicuramente molti live in Italia e all’estero. Dopodiché proseguiremo con la nostra sperimentazione musicale: non vogliamo stravolgere il nostro stile ma ci piacerebbe sfumarlo attraverso sonorità tradizionali provenienti da tutto il mondo con lo scopo di unire diverse culture.

Simona Di Domenico

 

 

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