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LA STORIA – Quando i venditori non ammettono di essere… venditori

mercoledì, 11 gennaio 2017

CANTÙ – I venditori del noto aspirapolvere americano XXXXX sono arrivati a Cantù ormai da diverso tempo, e si sono stabiliti in una delle frazioni cittadine. Nei mesi estivi sono soliti intrattenere il vicinato con un vivace repertorio musicale, con grida e applausi, con improvvisi scoppi d’entusiasmo. La loro integrazione nella società canturina sembrerebbe perfettamente riuscita, se non fosse per un piccolo, dettaglio: alcuni dei loro impiegati, dopo tutto questo tempo, sembrano tradire una certa timidezza, una reticenza nel rivelare i dettagli del loro lavoro.

Nessuno, nell'azienda, vuole ammettere di essere un venditore del magico aspirapolvere (ho utilizzato l’espressione “aspirapolvere”, spero che nessuno s’offenda: loro lo chiamano “apparecchio multifunzione”). Non lo ammettono le telefoniste, né tantomeno le segretarie o le giovani donne che si occupano dell’accoglienza dei potenziali venditori. Uno dei loro responsabili, la scorsa estate, lo ha ammesso soltanto alla quarta domanda.

“Di che cosa vi occupate, esattamente?”, è la domanda ripetuta al telefono dall’ignaro candidato. “Non lo so, io mi occupo di fissare i colloqui”, risponde prontamente la telefonista, fingendo di non sapere nulla. Ma se si prova a insistere, se si pongono domande dirette, il tenore delle risposte potrebbe mutare impercettibilmente. “Vendete il XXXXX, non è vero?”, chiede il candidato. E dopo un’eloquente pausa drammatica: “Ehm… può darsi”.

Lo stesso atteggiamento è stato riscontrato anche nelle due fasi che precedono l’assunzione: durante l’arrivo in sede e nel corso del fatale colloquio all’interno dell’ufficio di Fecchio. La segretaria comodamente seduta alla reception non sa nulla, naturalmente. Affida ai potenziali venditori un test di cui non sa assolutamente nulla – “Ma come, tu non lavori qui?” – e consiglia a tutti di sedersi, aspettando l’arrivo della persona con cui si sosterrà il colloquio. Quest’ultima, probabilmente in virtù della sua posizione di prestigio, adotta una strategia completamente diversa: non nomina l'XXXXX, ma menziona il “sistema YYYYY”, un innovativo apparecchio in grado di soddisfare praticamente qualsiasi necessità domestica.

Ma veniamo al dunque: la XXXXX Company è una gloriosa ditta statunitense, ha più di cent’anni di storia. Perché non si dovrebbe voler ammettere di lavorare per un marchio tanto prestigioso? Noi non lo sappiamo (o perlomeno, non l’abbiamo ancora capito). Ma, come disse qualcuno in un bel film, “Noi mortali siamo solo ombra e polvere”. La risposta potrebbe essere proprio lì, nella polvere.

R. I. 

 

 

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