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EVENTI – Lisa Clark: disarmo nucleare come scelta di pace e responsabilità civile

venerdì, 12 gennaio 2018

MARIANO COMENSE - Un incontro emozionante quello tenutosi ieri sera a Mariano Comense con Lisa Clark, rappresentante italiana di Ican, associazione insignita del Premio Nobel per la Pace 2017 che riunisce più di cento Paesi con l’obiettivo di eliminare definitivamente le armi nucleari.

La conferenza, dal titolo Il disarmo: opportunità per costruire un futuro di pace, è stata promossa dal progetto Mese per la Pace 2018 e, ispirandosi al messaggio di Papa Francesco, ha approfondito il tema dei rischi derivanti dalla minaccia nucleare invitando i presenti ad una riflessione sulle responsabilità che ogni comunità deve assumersi per poter ampliare lo sviluppo della pace nel mondo.

Lisa Clark, interprete di professione, è la rappresentante italiana di Ican, co-presidente dell’International Peace Bureau, coordinatrice per il disarmo nucleare di Rete Disarmo e vicepresidente dell‘ Associazione Beati Costruttori di Pace.

Ha vissuto nella Sarajevo sotto assedio ( 1993-95 ) promuovendo reti di collegamento e di solidarietà nelle città tra le persone  separate dai fronti di guerra, ha vissuto in altre aree della Bosnia e del Kosovo, partecipato a missioni di osservazione dei diritti umani ed elettorali in Palestina, Albania, Chiapas, coordinato la missione della società civile per le prime elezioni libere  nella repubblica democratica  del Congo, nonché accompagnato missioni istituzionali in Eritrea, Etiopia, Somalia, Kenia.

Un percorso di vita intenso e coraggioso quello della Clark, costantemente dedicato ad un impegno pacifista al fianco delle popolazioni dei territori sconvolti dalle guerre.

Il 7 luglio 2017, grazie a Ican e ai suoi partner, centoventidue paesi nel mondo hanno adottato il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari: una conquista epocale. Quali saranno i prossimi passi?

Quando il testo di un trattato viene adottato dall’assemblea generale deve essere firmato e successivamente ratificato dagli stati membri. Questo processo è iniziato il 20 settembre e il trattato entrerà in vigore quando verrà ratificato da cinquanta Paesi.

Quali sono le tempistiche e le eventuali problematiche che prevedete?

Prevediamo tempi piuttosto rapidi, probabilmente il trattato entrerà in vigore entro il 2019. Il problema principale sarà riuscire a ottenere l’adesione di stati come l’Italia, che fanno parte della NATO e che per ora non hanno partecipato al percorso, e degli stati che possiedono le armi nucleari. Proprio in questo contesto le organizzazioni di società civile diventano fondamentali, perché hanno il compito di far capire ai propri governi che cosa esigono da loro in quanto rappresentanti dei cittadini.

La minaccia nucleare della Corea del Nord sta oscurando il mondo intero. Molti gli scontri tra Trump e Kim Jong-un e molti gli interventi del presidente sudcoreano Moon Jae. Il recente “disgelo olimpico” e le ultime dichiarazioni dei tre leader sulla possibilità di approdare a dei negoziati diretti sembrano però offrire segnali incoraggianti.

Trovo incoraggiante l’apertura al dialogo con la Corea del Nord da parte del Presidente sudcoreano che ha raggiunto risultati molto promettenti nonostante gli scontri tra Trump e Kim Jong-un. Il presidente Moon Jae ha intrapreso un percorso di apertura al dialogo riuscendo a ottenere risposte positive dalla Corea del Nord e la partecipazione degli atleti nordcoreani alle olimpiadi invernali conferma un primo passo importantissimo e dimostra che è possibile risolvere le crisi in maniera dialogante anziché schierare le armi in segno di una mera esibizione di machismo.

Trump e Kim Jong-un sono due leader assolutamente imprevedibili.

Questo è molto pericoloso. Beatrice Fihn, direttrice esecutiva di Ican, nel suo discorso di accettazione del Premio Nobel per la Pace ha rimarcato il fatto che non è plausibile accettare il timore della minaccia nucleare ed è impensabile vivere nella condizione per cui la nostra distruzione reciproca dipende da un mero capriccio impulsivo.

I media riportano, ogni giorno, notizie che parlano di territori devastati o minacciati dalle guerre. La pace nel mondo è possibile o è una chimera irraggiungibile?

L’essere umano cade spesso in questo errore e sono ancora molte le zone colpite dalla guerra. Però c’è da sottolineare un fatto: spesso i media danno spazio alle guerre e ai massacri perché rappresentano una notizia tralasciando le moltissime conquiste, lente e faticose, che hanno portato al dialogo e che ci dimostrano, nei fatti, che la pace nel mondo è un obiettivo reale e possibile.

La pace nel mondo rappresenta una rivoluzione e ogni rivoluzione parte dalla presa di coscienza di ogni individuo. Nel concreto, in che modo una piccola comunità può contribuire a questo processo?

Innanzitutto è importante che ogni individuo si senta parte integrante della comunità e che proprio all’interno di questa comunità si elabori una cultura di pace, una cultura della non violenza in grado di eliminare l’ingiustizia e non il nemico. Sono numerose le attività associative di volontariato ed esse rappresentano una risorsa enorme all’interno di ogni comunità. Gli enti locali delle piccole comunità locali, poi, hanno un peso importante nei confronti delle Istituzioni Nazionali e possono quindi rappresentare i propri cittadini favorendo lo sviluppo della pace.

Ican, io posso, noi possiamo.

Simona Di Domenico

il Canturino NEWS - supplemento quotidiano a Lario News, testata giornalistica registrata (Tribunale LC n. 234/2015)