CANTÙ – Il settore del mobile è in cerca di nuovi sbocchi commerciali: dopo gli ottimi risultati ottenuti nel 2016, quando la filiera del legno-arredo riuscì a produrre un giro d'affari di 15,3 miliardi di euro (+1% sul 2015), l’attenzione dei grandi produttori di mobili potrebbe ora spostarsi verso sud, verso il continente africano e l’area subsahariana, un mercato emergente che sembrerebbe sempre più interessato ai mobili Made in Italy e ai prodotti di qualità sfornati dalle principali aziende italiane.
La tendenza sembrerebbe confermata anche dai numeri: secondo un’indagine di FederlegnoArredo, infatti, l’export di mobili italiani verso l’Africa subsahariana è aumentato del 132% in soli cinque anni, dal 2009 al 2015, crescendo di ben 91 milioni di euro in un solo lustro (dai 67 milioni del 2009 si è passati ai 158 del 2015). In quell’area del continente nero sono compresi ben 47 Paesi, e la popolazione totale arriva a sfiorare i 900 milioni di abitanti, quasi tutti giovanissimi (il 40% ha meno di 15 anni). L’area in questione ha già attirato l’attenzione di numerose aziende, ed è stato calcolato che il 40% del mercato del mobile e dell’arredamento, negli undici paesi più sviluppati dell’Africa subsahariana, proviene da produttori esteri, da aziende straniere.
Per instaurare solidi rapporti commerciali con quei Paesi, in ogni caso, è necessario stabilire dei contatti con i partner locali, una missione resa talvolta complicata – se non del tutto impossibile – dalla confusione e dall’instabilità politica che caratterizza tutt’ora una buona parte dei Paesi africani.
L’interesse italiano verso quest’area del mondo è soltanto agli inizi, ma per raccogliere i frutti più succosi potrebbe essere necessario giocare d’anticipo: una politica di investimenti mirati, insieme alla costante ricerca di partner locali – anche nei settori del contract e del retail – potrebbe infatti condurre a ottimi risultati, a un vero e proprio boom di esportazioni verso l’Africa e i suoi Paesi più avanzati.
R. I.






