CANTÙ – Le vie del centro città invase da scritte, simboli e disegni

lunedì, 19 febbraio 2018

CANTU' - Il campionario è vasto. Simboli, scritte, disegni comprensibili soltanto a chi li ha redatti. Ovviamente senza lasciarci l'autografo. I luoghi scelti non sono meno variegati: muri, colonne e persino cartelli stradali. Un tour per il centro cittadino fa subito balzare all'occhio l'esistenza di una grafomania che, come gli strati di alcune rocce montane, si è sedimentata nel tempo. Considerando poi che il centro è il salotto per eccellenza di una città e il suo biglietto da visita, il panorama non sembra proprio da cartolina.

In via Giacomo Matteotti il "comitato di accoglienza" delle scritte porge il suo saluto già dalle colonne del portico sotto il quale si trovano diversi esercizi commerciali. Non manca davvero nulla, da scritte molto simili ai geroglifici egiziani, anche per tasso di comprensibilità, a dichiarazioni d'amore. Più in là un muro su cui campeggia in vernice arancione una scritta in inglese, giusto per dare allo sfogo grafico anche un'iniezione di internazionalità, vedi mai possa passare per il centro di Cantù, cosa possibilissima, anche uno straniero.

Nemmeno i cartelli toponomastici possono vivere in condizione di beatitudine. Sul totem che indica "città di Cantù" campeggia qualche spruzzo di spray di colore giallo. Giallo sul marroncino che magari non stona, avrà pensato si immagina soddisfatto del suo capolavoro l'esteta di turno. Poco più avanti, sempre via Matteotti offre l'immagine di una cornice su cui ancora è indicato il nome della città in cui ci si trova, stavolta con contorno di scritte. Il cammino procede e ci si domanda: ma almeno i cartelli stradali potranno dire di essere stati preservati da qualche ritocco artistico? No, niente da fare, neppure loro.

Sotto un'indicazione posta dal comune "vivere in una città pulita è il desiderio e il diritto di ognuno di noi" qualcuno ha pensato di esprimere il suo "pensiero" imbrattando quel cartello fin quasi a renderne invisibile l'invito civico. La scritta dell'assessorato termina con "basta solo un po' di attenzione". E infatti, interpretandolo a suo modo, l'anonimo autore di attenzione ne ha messa davvero da vendere ma la sua creatività è andata contromano imbrattando quel cartello.

Da via Matteotti a via Risorgimento la musica non cambia. Sì, un canturino doc sa che quella via ha quel nome. Chi ha invece dimora fuori delle mura della città del mobile, invece, non lo può constatare direttamente. Il perché è presto detto. Il cartello stradale di via Risorgimento è stato trasformato in piatto alimentare. L'anonimo vergatore, stavolta, pare essere un appassionato di cucina perché la scritta "via", con gli opportuni ritocchi, è diventata "aviaria", "risorgimento", con buona pace dei moti dell'ottocento, è stato privato di tre lettere e diventato un "riso- mento" e, giusto per dare tutte le indicazioni su come preparare l'ignota pietanza, sotto una scritta che fa il verso ai cinesi, "con gambeli e veldule".

Ridere o piangere è affare di chi ci si trova davanti. Non vi è pace neppure per la scalinata con la sua colonna sonora di ghirigori nereggianti. E, infine, almeno un messaggio di pace, sempre su un muro d'accordo ma almeno comprensibile e fraterno: "ciao a tutti, belli e brutti", in rigoroso nero. La domanda finale spunta dalla penna in modo quasi ovvio: ma, per disegnare i frutti, discutibili o no, della propria fantasia, fare un salto in cartoleria e prendersi un bel blocco è azione turpe e moralmente proibita o antieconomica? Mai sentito parlare, per mandare messaggi amorosi o altro, di facebook, whatsapp o sms? Chissà. Forse è poco originale. Ma il buon senso lo consiglia.

Cristiano Comelli

 

 

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