MARELLI – “Calci, pugni e sputi in faccia: come sciupare un’eredità”

domenica, 19 marzo 2017

Al netto del desolante panorama caratterizzato dalla scomparsa di ogni parvenza di buona educazione e di fair play, dell’ormai abituale ricorso all’insulto, al turpiloquio ed alla rissa in sostituzione delle argomentazioni politiche, della consueta minaccia di ricorrere alle vie legali, il dibattito del Consiglio comunale dello scorso giovedì si può considerare un po’ il paradigma della storia degli ultimi venticinque anni dell’amministrazione canturina.

Cosa ha infatti messo in luce il dibattito sulla mozione della Giunta a sostegno dell’istituzione della Zona economica speciale (ZES)?
In primo luogo ha messo in evidenza l’incapacità della Lega di proporre soluzioni credibili, praticabili e attendibili per lo sviluppo della città e la loro sostituzione con proposte rabberciate, improvvisate, senza capo né coda, fatte a soli fini propagandistici. Si è trattato dell’ennesima dimostrazione della assoluta incapacità dei leghisti ad esprimere un’idea, un disegno di città, secondo il trend che ha caratterizzato gli indirizzi dei loro vent’anni di governo.

In fondo l’astensione del candidato sindaco Edgardo Arosio esprime proprio questo: un modo vecchio, stantio, superato di amministrare la città che viene lasciata in balia dell’improvvisazione e del caso e che produce effetti nefasti come la sistematica spoliazione di tutte quelle funzioni di terziario direzionale che i nostri avi avevano costruito, col loro lavoro e con la loro fatica, in un secolo di storia. E come, d’altro canto, vicende come quelle del Palazzetto e di Piazza Garibaldi, monumenti all’incapacità e dell’insipienza amministrativa, illustrano al di là di ogni discorso.

La stessa designazione di Arosio a candidato sindaco è di per sé indicativa di questa caratteristica della Lega e dei suoi alleati: una minestra riscaldata il cui sapore rancido non viene per nulla scalfito nemmeno dal ricorso ad un nuovo condimento oggi così alla moda: la trumpiana parola d’ordine “law and order”.

In secondo luogo il perentorio no del sindaco di fronte alle ragionevoli proposte di emendare il testo della giunta presentate dai consiglieri del PD Antonio Pagani e Vittorio Spinelli e la sua evidente irritazione di fronte al voto favorevole agli emendamenti di ben otto consiglieri della sua maggioranza, ha dato la plastica rappresentazione della zoppia e della miopia della maggioranza “civica”.

In fondo è proprio questa presunta autosufficienza, questa pervicacia nel confidare nella propria autoreferenzialità, questo arrogante atteggiamento di chiusura rispetto ai contributi che possono venire da altri il limite maggiore dell’amministrazione Bizzozero. Ed è proprio questa convinzione che ha affossato il tentativo della “civica” di imprimere quell’inversione di tendenza nell’amministrazione cittadina rispetto ai disastri leghisti dei vent’anni precedenti, che ha impedito alla maggioranza di incidere davvero sull’amministrazione della città e di dare quel colpo di timone in grado di far virare la navicella canturina e di dirigerne la prua verso lidi più tranquilli e sereni.

Sarebbe certo un disastro per la città se Francesco Pavesi, il candidato sindaco di Lavori in corso e di Cantù Rugiada, continuasse a perseguire questa politica isolazionista ed autoreferenziale, anche se con minore asprezza rispetto a quella dell’attuale primo cittadino in considerazione del suo carattere meno spigoloso e più colloquiante (sic!), come, d’altro canto, ha detto di voler fare.

Che dire? E’ pensar male se si sospetta che il Professor Pavesi intenda far rientrare dalla finestra quel che sta uscendo dalla porta? E’ da temerari paventare un clamoroso quanto imbarazzante scambio di poltrone fra sindaco e vice-sindaco? Eppure sembra che proprio questa sia la “novità”, il prezzo che Pavesi dovrà pagare al suo sponsor.

Quel che è certo è che solo un’amministrazione con le idee chiare, con un disegno definito, con un progetto fatto di proposte concrete può rappresentare l’àncora di salvezza per Cantù.

Un’amministrazione che non si comporti come quell’erede che, incapace di pianificare attentamente il proprio futuro, non solo spreca i frutti della propria eredità ma fra sciali, lussi e sperperi finisce per dissipare pure il suo intero patrimonio.

 

Enzo Marelli

 

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