ADDIO SAETTA – Enzo Marelli ricorda Angelo ‘Sajo’ Bargna

mercoledì, 12 luglio 2017

CIAO SAJO!
Per qualcuno era il Signor Bargna. Per qualche altro era Angelo. Per altri ancora più semplicemente Saetta. 
Per me è sempre stato “Sajo” perché questo era il nomignolo ancor più confidenziale di quello ufficiale, Saetta, che gli era stato attribuito all’Oratorio di San Teodoro.
L’ho conosciuto da quando sono nato perché anch’egli abitava, come me, a poche decine di metri dalla “Ruttula”, lui in direzione Intimiano ed io dalla parte opposta.
L’ho visto in veste di “garzun” nella bottega dei suoi.
L’ho seguito quando, nelle serate estive, girava per le strade della “Ruttula” insieme ai nostri amici più grandi correndo dietro al frastuono di un carrello creato utilizzando i cuscinetti a sfera esauriti recuperati “in bottega” come ruote.
Lo ricordo correre velocissimo ed inesauribile su e giù per il campetto dell’Oratorio di San Teodoro, l’unico al mondo dotato di griglia per lo scolo dell’acqua piovana a centro area, con indosso una improbabile maglia nera.
L’ho ascoltato narrare le “imprese” che aveva compiuto come tifoso della nostra amatissima Cantù, come quella volta che, a Venezia, riuscì non si sa come ad arrampicarsi fin su di una bifora della vecchia “Misericordia” e dovettero sospendere l’incontro per farlo scendere.
L’ho sentito offrire “escargot à la Bourguignonne” ed altre cento pietanze in veste di ristoratore.
L’ho incontrato più volte nelle lunghe notti canturine quando, chiuso il ristorante, amava vagare per la città alla ricerca di quattro chiacchiere e di un ultimo bicchiere prima di coricarsi.
L’ho aspettato per tante notti al Bersagliere quando si svolgeva la Festa de “L’Unità”, dove non dimenticava mai di passare per parlare amabilmente di politica come solo lui sapeva fare.
Ma pur avendolo conosciuto in tutte le mutazioni che la sua vicenda umana gli ha riservato, c’è una cosa in lui che non è mai cambiata: quegli occhi azzurri nascosti dietro le lenti spesse e la montatura pesante degli occhiali che erano anche lo specchio di quel suo modo amabile e gentile di porsi e di presentarsi agli altri.

Ciao Sajo.

Enzo Marelli

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