CANTÙ - È tutta una questione di punti di vista. E di debiti. Davanti l'audizione del presidente della Pro Cantù, Pasquale Di Stefano, sembrano sgretolarsi tutte le polemiche che dal 30 gennaio si sono succedete. Forse fomentate dalla stampa, dirà qualcuno nella sala convegni di piazza Marconi più gremita del solito. Ovvero una cinquantina di persone, la maggior parte richiamate dall'ultimo punto del consiglio comunale, il dibattito Pro Cantù con confronto diretto tra il presidente e l'amministrazione. Sale in cattedra il professore alla guida di un'associazione benemerita con con 110 di storia alle spalle che qualche "privilegio", come dice il sindaco Claudio Bizzozero, se lo è guadagnato.
"Questa è la seconda volta che mi presento in sala convegni. La prima volta è stato quando l'amministrazione si è insediata in città, per illustrarle il programma della Pro Cantù. Pensavo fosse sufficiente il primo incontro ma a quanto pare non è bastato e questa sera lo ripresento. Non vogliamo e non cerchiamo uno scontro con le parti, questo non è un derby. I derby si giocano su altri campi. E non voglio che questa sala diventi un'aula giudiziaria con un processo tra le parti perché non sarebbe una scelta nelle corde dello spirito della Pro Cantù. Noi siamo un'associazione che da 110 anni si mette al servizio della città, qualsiasi sia il colore politico dell'amministrazione in carica".
Sono parole chiare, semplici e dirette quelle scelte dal presidente Di Stefano per spiegare il punto di vista della Pro Loco canturina. "Non mi sentirete mai pronunciare una frase contro questa amministrazione perché rispettiamo l'istituzione che è oggi rappresenta dal sindaco Claudio Bizzozero, ma qualcosa da dire lo abbiamo. Ci ha fatto male leggere la motivazione dello sfratto: "“Ritenuto che le attività che attualmente svolge la Pro Cantù non rivestono quel rilevante interesse pubblico che in passato aveva determinato l’Amministrazione comunale a concedere in uso gratuito i locali… si informa che è intenzione di questa Amministrazione rientrare quanto prima nel pieno possesso dei suoi immobili“. Mi domando allora cosa sono i remigini? Il banco raccolta per le scuole di Cantù? Conosci Cantù?"
Da questa considerazione parte la lunga digressione del presidente Di Stefano che ripercorre gli ultimi 30 anni di vita dell'associazione elencandone le attività, le iniziative di promozione turistica come Conosci Cantù, le iniziative culturali come "il maggio del libro", quelle più tradizionali come "la Giubiana" chiedendosi se queste non siano "di rilevante interesse pubblico".
"Voglio rivendicare poi la nostra natura apolitica. Noi siamo al servizio di questa città vogliamo promuoverla culturalmente e turisticamente. Lei signor sindaco è stato l'unico a chiedermi se fossi canturino. No non sono nato a Cantù se questo è ciò che intende per canturino, ma abito qui da 35 anni e canturino mi sento anche io. E' la mia città d'adozione e forse per questo mi sento più legato a questi luoghi. In Sicilia, mia regione d'origine, sentivo mia madre parlare di merletto e mobili, forse non sono due realtà così lontane, e quando ho avuto la possibilità di venire qui per lavoro l'ho colta al volo. Cantù per me è un sogno che tanto mi ricorda e tanto mi lega a mio papà".
Ha toccato il delicato tema dell'ingresso dei 50 nuovi soci avvenuto forse in un momento delicato per l'associazione stessa. "Ci siamo ritrovati con un sindaco che chiedeva le dimissioni e invocava lo sfratto e 52 nuove persone, volontari, che chiedevano di farne parte presentandosi ben strutturati in unico gruppo. E' ovvio che al momento ci siamo scoperti meravigliati per questo ingresso. Noi per trovare 50 nuovi volti gli anni passati abbiamo sudato. In ogni caso non li abbiamo rifiutati, ma accettati, e ci siamo presi qualche giorno per conoscerli".
Una chiara risposta alle accuse di essere una casta e per evitare qualsiasi fraintendimento Di Stefano chiude, "non siamo un club chiuso, siamo una Pro Loco iscritta come tutte all'Unpli. Nel nostro Cda siedono i rappresentanti di ogni associazione canturina che opera sul territorio, parti con cui ci piace dialogare e creare eventi. Siamo a-politici e forse è vero sbagliamo anche noi perché siamo una realtà fatta da volontari ma come dissi in un colloquio personale avuto con il sindaco due anni fa "noi vogliamo solo lavorare per questa città"".
La risposta politica non si fa attendere e arriva dal primo cittadino Bizzozero che ringrazia per l'esposizione e per l'impegno Di Stefano ma aggiunge, "la lettera di sfratto è stata fraintesa". Ovvero "con le parole da lei prima citate intendo dire non che non svolgete più attività di interesse pubblico, ma quelle che oggi svolte non valgono più l'uso di spazi comunali gratuitamente". Il sindaco tocca il tema del debito contratto negli anni dall'associazione il sindaco elencando le raccomandate inviate e ricevute in via Matteotti 39 per sollecitare l'adempimento. "Sapere che avete presentato un piano di rientro mi fa piacere e soprattutto apprezzo che lo avete presentato per forma iscritta a chi di dovere. Io nella veste di funzionario al servizio di questa città non posso e non voglio lasciare in dono al mio successore situazioni di inadempimento, non è nelle mie corde e non lo trovo corretto. Come non trovo corrette alcune parti dello statuto".
Non nega le obiezioni fatte nei mesi precedenti il sindaco che anzi le ripropone questa volta in toni più pacati. "Il tacito diniego chiude l'associazione se utilizzato. Lei è un bravo presidente ne sono sicuro ma in futuro questa norma potrebbe essere utilizzata da altri per rendere la Pro Cantù un'associazione privata chiusa. Perché la Pro Cantù spesso è considerata come il prolungamento del Comune e forse questa confusione è dettata dall'utilizzo dello stemma comunale nel proprio logo ma in realtà l'associazione è privata, ha un proprio Cda dove il Comune non è rappresentato e questo forse è sbagliato".
"Saranno allora i componenti del mio Cda a chiedermi di dimettermi - controbatte Di Stefano - riguardo la questione debiti è vero li abbiamo contratti perché abbiamo scelto di fare eventi per la città. In questo ci hanno aiutato sponsor come la Cassa Rurale e Artigiana di Cantù e il Comitato Coop. Anche un donatore privato, un signore canturino che l'anno passato pagò la Giubiana perché non avevamo abbastanza risorse per organizzarla".
"Il comune non può dare più di quel che dà" chiude la discussione il sindaco dimostrandosi felice per il confronto.






