CIRCONDARIO - Cadorago, settemila abitanti e capire di non essere immuni da quella che viene comunemente chiamata criminalità organizzata. A raccontare la storia è il sito del Fatto Quotidiano. Tutto parte nel 2010 quando un bar di Caslino al Piano, che gli investigatori ritengono riconducibile ad un ‘ndranghetista certificato con una sentenza definitiva di metà anni ’90, tiene aperto oltre l’orario di chiusura. I Carabinieri di Lomazzo multano i titolari dell’esercizio commerciale e scatta una classica del mondo intero: rivolgersi in comune per non pagare. E il bello è che si attiva la macchina amministrativa fatta di politica e funzionari. Da qui il commento che il Fatto Quotidiano definisce come sconsolato: “ Non ho un buon rapporto con il sindaco in quanto lui e la sua giunta mi hanno praticamente estromesso dalle reale e concrete funzioni comunemente ricoperte dal Comandante della Polizia Locale”.
Si legge direttamente dal sito del Fatto: “E’ l’inchiesta Arcobaleno sulla quale da luglio pende una richiesta di archiviazione. Il fascicolo, però, recentemente è tornato d’attualità dopo l’operazione Insubria che il 18 novembre 2014 ha chiuso il cerchio attorno a 40 presunti mafiosi affiliati a tre locali di ‘ndrangheta: Cermenate, Fino Mornasco e Calolziocorte. Due inchieste. Stesso contesto. Con Insubria che traccia il solco mafioso mentre Arcobaleno elenca nomi di politici in contatto con i clan. Politici che se non hanno, ad oggi, responsabilità penali, dovranno comunque rendere conto davanti ai loro elettori per i tanti rapporti certificati da decine di intercettazioni”.
L’allora comandante della Polizia Locale era stato sentito dagli inquirenti e aveva disegnato una situazione a Cadorago sicuramente poco incoraggiante: aria pesante, mancanza di serenità, pregiudicati calabresi in giro per il paese, compresi alcuni esponenti poi arrestati nell’inchiesta Insubria del mese scorso. Non un balordo per strada, ma con una popolazione che per metà aveva precedenti penali. Un quadro quindi da criminalità organizzata vera. “Un tessuto relazionale costituito da uomini politici, pubblici ufficiali, imprenditori” dice ancora Il Fatto.
La multa, tornando al fatto che fece scattare tutto, fu tolta dall’allora assessore alla sicurezza oggi non più maggioranza. Quotidianità, si diceva. Questa è la ‘ndrangheta che giorno dopo giorno si sta mangiando la Lombardia. Anche grazie alla politica che, pur immune da responsabilità penali come in questo caso, non si fa scrupoli a intrattenere rapporti con i clan.







