Il Consiglio di Stato ha definitivamente messo fine alla battaglia legale tra il Comune di Cantù e l'associazione Assalam in merito alla possibilità, da parte di quest'ultima, di insediare una moschea nell’edificio di sua proprietà. Di seguito le ragioni della sentenza:
“Orbene, il comportamento del Comune di Cantù non è conforme, sul piano sostanziale, a quanto stabilito con le sentenze indicate in epigrafe, con conseguente elusione dell’obbligo conformativo da esse derivante. In particolare, in assenza di un’istanza da parte della Associazione ricorrente, il Comune di Cantù intende modificare la destinazione d’uso del fabbricato riaprendo l’istruttoria, il che rende particolarmente difficile, oltre che oneroso, il rilascio del permesso di costruire. Come sopra evidenziato, nelle sentenze di cui si chiede l’ottemperanza la riapertura della istruttoria era finalizzata solo alla individuazione degli standard (parcheggi) e N. 07908/2025 REG.RIC. alla valutazione della richiesta di monetizzazione dei parcheggi; come evidenziato dalla parte ricorrente, il riferimento alla categoria delle attività culturali, ricreative e del tempo libero era stato effettuato in sede processuale solo per fornire un parametro per la quantificazione degli standard (parcheggi). Il comportamento del Comune di Cantù deve considerarsi, pertanto, elusivo degli obblighi conformativi discendenti da statuizioni giudiziali che hanno acquisito efficacia di cosa giudicata e sono quindi irretrattabili. Il Comune di Cantù, pur dichiarando di voler dare esecuzione alle sentenze di questo Consiglio, in realtà, pone a carico della Associazione ricorrente degli adempimenti che esulano dall’obbligo conformativo derivante dal dictum giudiziale. 11. In conclusione, per le considerazioni di cui sopra, il ricorso deve essere accolto, con declaratoria di nullità degli atti adottati dal Comune successivamente alla pubblicazione delle sentenze sopra richiamate, per elusione del giudicato, disponendo che il Commissario ad acta già nominato (Prefetto di Milano o suo delegato) si insedi nel termine di trenta giorni dalla notifica o dalla comunicazione in via amministrativa della sentenza e provveda a valutare i parcheggi richiesti per il rilascio del permesso di costruire, in base alla destinazione d’uso compatibile con quella di edificio di culto o, in alternativa, proceda alla loro monetizzazione”.
Le spese del giudizio sono state poste a carico del Comune di Cantù, liquidate in seimila euro.
Molte le reazioni politiche. Ecco le parole del PD Cantù: "Accogliamo con soddisfazione la decisione del Consiglio di Stato a favore dell’Associazione Assalam, che mette finalmente fine a un contenzioso durato oltre dodici anni. Una sentenza chiara, che riconosce alla comunità islamica canturina il diritto ad avere un luogo stabile e dignitoso in cui pregare e riunirsi, come ogni altra comunità presente sul nostro territorio. Questa vicenda, portata avanti per anni dall’amministrazione, ha avuto anche un costo pesante per la collettività: oltre 200 mila euro di risorse pubbliche spese in legali, che avrebbero potuto essere utilizzate per altri bisogni della città. Una battaglia che, più che su reali ragioni urbanistiche o amministrative, sembra essere stata alimentata da motivazioni ideologiche. Oggi vogliamo ribadire la nostra vicinanza alla comunità islamica canturina e l’auspicio che possa finalmente esercitare il proprio diritto di culto con serenità. Cantù ha bisogno di una nuova fase: più dialogo, più rispetto, più inclusione. Perché i diritti, la dignità e la libertà di culto valgono per tutte e per tutti".
Il presidente dell’associazione Abella Bourass esprime grande soddisfazione per la sentenza che ha riconosciuto il diritto ad ottenere un luogo di culto e non un centro culturale, come pretendeva il Comune nonostante la domanda originaria del 2014 e le sentenze del Consiglio di Stato, augurandosi che, nel futuro, i rapporti con la comunità canturina possano essere ispirati ai principi della massima collaborazione nell’interesse comune e per il bene della Città.
Di opinione opposta, invece, la Lega: "La Lega di Cantù si è da sempre opposta a qualsiasi trasformazione di un capannone in un centro culturale, tanto meno in una moschea. Fino a ieri l'associazione Assalam dichiarava l'intento di realizzare un centro culturale, cosa a cui non abbiamo mai creduto, e oggi svelano finalmente il loro intento: la realizzazione di una moschea. Una comunità quindi che si rivela per quello che è: lontana dai canturini e dalla nostra cultura. Quanti cittadini possono a casa loro trasformare tranquillamente il proprio capannone, la loro casa, il loro terreno in qualche cosa che non è previsto? Quanti giudici troverebbero per perorare la loro causa? Fatevene una ragione, sareste considerati semplicemente non portatori di interessi. Ebbene se sei mussulmano invece puoi fare quello che vuoi, basta sventolare il diritto di culto, proprio quel diritto che la religione mussulmana non ammette. Ma siamo nel Paese delle mille contraddizioni, ma soprattutto dove si interpretano leggi e regolamenti, dove non si tiene conto di una comunità, della sua storia, della sua cultura. Come Lega Cantù ribadiamo con forza la nostra contrarietà, perchè fino ad oggi il dissenso è ancora permesso, a quelle sentenze che concedono solo ad alcuni dei privilegi non concessi ad altri, come la trasformazione d'uso di un capannone se non previsto. Se le sentenze devono essere rispettate, che lo faccia un commissario, la nostra Amministrazione non dovrà essere complice di tale scempio. Non saremo complici di sentenze che riteniamo sbagliate, la Lega sarà sempre al fianco dei canturini per dire Mai la Moschea a Cantù. Saremo sempre sul territorio a gridare con forza le nostre convinzioni affinché Cantù non diventi un'enclave mussulmana".
Duro anche il sottosegretario al Ministero dell'Interno Nicola Molteni: "Una pronuncia del Consiglio di Stato impone una moschea da oltre 500 seguaci islamici al territorio canturino e brianzolo. Inaccettabile e preoccupante. Dopo 12 anni di battaglie politiche della Lega e giudiziarie nelle sedi competenti se pensano che chineremo la testa si sbagliano alla grande. Ho messo la faccia 12 anni fa e continuerò a farlo ora. Non faremo passi indietro e attiveremo tutti gli strumenti giudiziari e normativi per opporci. Il diritto al culto, in assenza di intese previste dalla Costituzione, non prevede l’obbligo al luogo di preghiera a carico dei comuni. Difendo il mio territorio, difendo la sicurezza delle nostre città, dico NO all’islamizzazione delle nostre comunità e all’Islam politico basato sul separatismo islamico in contrapposizione ai valori del nostro ordinamento. Avanti, con determinazione!".
RedPol







