LA STORIA – Paolo Crespi, amputazione senza rimpianti

giovedì, 11 dicembre 2014

Paolo Crespi - Briantea84

Paolo Crespi - Briantea84

CANTU' - "Salviamo la gamba". "No, amputiamola". E' racchiuso in queste due espressioni la storia di coraggio e nello stesso tempo di positività di Paolo Crespi, lungo in forza alla squadra di basket in carrozzina della Briantea84 in serie A.
La decisione Paolo l'ha presa nonostante i medici non rispondessero alle sue domande insistenti perchè, in fondo, loro avrebbero voluto intervenire diversamente su una gamba che, negli ultimi sei anni, ha subito quattro operazioni. La prima nel 2008 quando al centro di Venegono Inferiore (VA) - prodotto Briantea con tanto di scudetto del minibasket cucito sul petto - fu diagnosticato un osteosarcoma che lo portò alla chemio. Con tanto di protesi interna alla gamba che ha avuto tanti problemi. "In sei anni - racconta Paolo - la mia gamba sarà stata bene 18 mesi al massimo. Nel restante tempo: magnetoterapie, antidolorifici, stampelle. Sono felice della scelta che ho fatto e se potessi consiglierei anche ad altri che si trovavano nella mia situazione di non avere paura". I medici avevano consigliato una artrodesi: ossia togliere un pezzettino di tibia, poi allungare la protesi interna già presente e attaccarla ad un osso del piede. Risultato: gamba salva e caviglia bloccata.

No. Paolo ha voluto che la sua gamba sinistra fosse amputata. Davanti a lui, nella squadra di serie A di basket in carrozzina, altri esempi, di elevato tasso tecnico, con storie di amputazione: Gaz Choudhry, Brian Bell e più di tutti Filippo Carossino con il quale Paolo ha legato sin dal tempo della Nazionale under 22. Un rapporto consolidato quest'anno che il genovese ha iniziato a far parte della compagine guidata da Malik Abes.

Crespi arriva in Briantea84 cinque anni fa quando, ospite di un programma televisivo, racconta la sua storia dopo la pubblicazione del libro "Vado a farmi la chemio e torno" (Rizzoli). Davide Della Torre, all'epoca volontario diventato oggi consigliere della società guidata da Alfredo Marson, vede il racconto in tv di Paolo che a "Pomeriggio 5" racconta a Barbara D'Urso la sua storia. Poi un commento che sembra una sentenza della presentatrice napoletana: "Ma allora non potrai più giocare a basket". Macchè. Davide Della Torre lo invita, attraverso il suo blog, a giocare a basket in carrozzina a Cantù. Da qui un mondo fatto di amicizie, vittorie, sconfitte. In una parola: sport. Fino agli ultimi problemi alla gamba che lo fanno propendere per una scelta sicuramente non banale, coraggiosa, definitiva ma che con sè porta una rinascita. Che ha il sapore di chi ha capito che, forse, la felicità (o la sua ricerca che, per cert versi, è felicità anch'essa) non sta nell'avere tutto e sempre. Non sta nell'essere uguale a tutti gli altri. Sta anche nel saper rinunciare (che ne so) ad una gamba. Un pezzo di te che nessuno ti ridarà mai indietro. In cambio: la libertà di guardare la propria disabilità con occhi positivi, non nostalgici ma pieni invece di forza.

Il prossimo passo? Recarsi a Budrio (BO) per un calco, per la scelta del ginocchio e per la costruzione della sua nuova protesi. Là dove si sono già rivolti sportivi del calibro di Giusy Versace e Alex Zanardi.

il Canturino NEWS - supplemento quotidiano a Lario News, testata giornalistica registrata (Tribunale LC n. 234/2015)