CANTÙ - Qualche sassolino da togliersi l'ex presidente della Pro Cantù ce l'ha dopo aver visto firmato dalla giunta Bizzozero l'avvio di procedimento per lo sfratto dell'associazione. Tocca la questione "statuto" Mauro Tagliabue che invita il sindaco a ricordare "che il nostro statuto è stato redatto presso lo studio notarile dove lui lavora. Insomma sapeva com'era fatto e se pensava che alcuni punti fossero oscuri poteva dirlo nel 2002".
Il fulcro della querelle che dal 29 gennaio anima il dibattito cittadino secondo Tagliabue è da ricercare nell'istituzione del premio letterario "Il Tombolo" - città di Cantù. "Due anni fa abbiamo istituito questo premio ricevendo dal Comune la diffide ad utilizzare il nome della città. A noi serviva semplicemente per contestualizzare territorialmente il premio, ma il sindaco andò su tutte le furie, portandoci a chiedere come mai due diffide per l'utilizzo della dicitura città di Cantù. La risposta è arrivata da sola - aggiunge l'ex presidente - anche il sindaco aveva intenzione di istituire il premio letterario Suor Rita Borghi che fu anticipato dal nostro. Se infatti si va ancora a cercare sul web "premio letterario Cantù" esce prima il nostro e forse per chi dà molta attenzione a social e internet fu uno smacco".
Intanto la Pro Cantù, che dall'entrata in carica del primo cittadino Claudio Bizzozero ad oggi (2012-2015) ha ricevuto un contributo che ammonta a 2.400 euro, spendendone in tre anni almeno 12.000 solo per la Giubiana, ha pagato la prima rata di insoluti, poco meno di 2.000 euro sul debito che si attesta secondo gli ultimi dati comunali aggiornati solo con la lettera di sfratto intorno agli 8.000 euro.







