CANTÙ - Camminare per le vie canturine, in questo periodo, è quasi alienante: poche auto, pochissimi passanti e saracinesche abbassate sono avvolti da un silenzio inusuale e assordante. La vita pare essersi fermata ma non del tutto, perché un piccolo esercito resiliente continua il suo lavoro a favore della comunità affrontando le non poche difficoltà che questo periodo offre. Sono i negozianti canturini dei beni di prima necessità, gli unici che hanno la possibilità di rimanere aperti, con il loro carico di esperienza, carattere ed umanità che nessuno, nemmeno il Covid-19, può sconfiggere.
"Questo è sempre stato un bar pieno di vita e persone - racconta Patrizia Iaccarino, titolare del Bar Bazzi - in questo periodo ci limitiamo solo alla vendita dei tabacchi. È dura, durissima. Chi sceglie questo mestiere ama il contatto con il pubblico, ora completamente assente. Siamo un punto di aggregazione e riferimento per i nostri clienti, loro sentono la nostra mancanza e anche noi".
Gli occhi di Patrizia scivolano sul locale deserto, le sedie sopra i tavoli, il bancone degli aperitivi vuoto. Il bar soffre con lei il grande senso di desolazione e non solo.
"Tre dipendenti in cassa integrazione e due che non possono più collaborare con noi per mancanza di lavoro - continua - non abbiamo incassi, solo spese di affitto e bollette che continuano ad arrivare. Mi rendo conto della situazione e la capisco, ma in queste condizioni come possiamo sopravvivere?".
Nelle domande di Patrizia risuonano le voci di tutti i negozianti in difficoltà che sperano solo di poter tornare a svolgere il proprio lavoro.
Meglio per le attività che offrono generi alimentari, come la Salumeria Corti, storico negozio di generi alimentari a conduzione familiare, attivo dal 1910: gli scaffali in legno, il profumo del prosciutto affettato, quello buono, l'incredibile capacità di poter trovare qualsiasi cosa che solo quel tipo di negozio concede. Una rarità in via d'estinzione, o forse no.
"In questo periodo le persone hanno riscoperto l'importanza dei piccoli negozi - commentano Enrica ed Edoardo Corti, titolari del negozio - e questo per noi ha significato un incremento della nostra attività".
Enrica ed Edoardo Corti, sposati da molti anni, hanno rispettivamente 73 e 74 anni, portati egregiamente come la loro splendida attività che quest'anno ne festeggia ben centodieci. "Siamo nella fascia d'età a rischio - spiegano con un sorriso nascosto dalle mascherine, percepibile dagli occhi - ma continuiamo a lavorare, per amore della nostra comunità che da sempre si serve da noi e che in questi giorni ha più che mai bisogno della nostra presenza. Ai clienti impossibilitati a muoversi portiamo la spesa a casa e facciamo in modo che in negozio non manchi mai nulla per poter soddisfare le richieste di tutti".
Incredibile ma vero, dai Corti si trovano pure farina e lievito. "Sono andati a ruba - raccontano - le persone si annoiano e per passare il tempo cucinano pane, focacce e torte. Lo sappiamo e cerchiamo di non rimanere mai senza. Facciamo del nostro meglio, come abbiamo sempre fatto, osservando tutte le norme di sicurezza, senza paura".
Un po' di paura, invece, ce l'ha Alessandro Rolla, proprietario dell'omonima salumeria da sempre sinonimo di qualità per i cultori della carne presenti sul territorio.
"La paura è normale, soprattutto per chi, come me, ha i genitori anziani a casa - racconta - è impossibile negarlo. Avrei potuto chiudere invece ho scelto di rimanere aperto perché volevo dare il mio contributo alla comunità. Non ce l'avrei fatta da solo e per questo ringrazio i dipendenti e la mia famiglia che sono venuti qui, ogni giorno, a lavorare con me".
Una riconoscenza, quella di Alessandro, che non ha affidato solo alle parole. "Ho dato un premio ai dipendenti - racconta - un contributo economico dovuto. Sa, io sono il titolare ma loro sono venuti qui a rischiare la vita come dipendenti. È diverso e gliene sono riconoscente".
Un senso del dovere spiccato, quello di Alessandro, come di tutti i negozianti che in questo periodo hanno sentito il bisogno di provvedere alla comunità. "Ho attivato la consegna a domicilio per i clienti in difficoltà - spiega - e a Pasqua ho terminato le consegne all'una di notte".
Vicino alla cassa, le mascherine della Protezione Civile che i negozianti distribuiscono ai clienti che ne hanno necessità. "Siamo stati travolti dalla paura - conclude - la tensione è palpabile. Il timore del contagio, di essere asintomatici, di far del male agli altri. Mi manca il sorriso dei clienti, nascosto dalla freddezza della mascherina insieme alle loro espressioni che dopo tanti anni conosco bene. Cerco di offrire loro il meglio, di mantenere un clima disteso e allegro, di strappare loro una risata in questo momento difficile. Per me cura del cliente significa anche questo".
Cura del cliente come contributo alla comunità: il cuore resiliente dei commercianti canturini batte forte.
SDD






