CANTÙ - “Se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna”. Occorrerebbe rivedere il celebre proverbio sostituendo alla montagna e al profeta il nome di Claudio Bizzozero, Roberto Maroni e la moschea annunciata e mai realizzata, per fortuna o per sfortuna, a seconda dei punti di vista.
E così per disinnescare un “problema di civiltà” anziché i costituzionalisti sono bastati i geometri, perché i principi si possono interpretare, ma i metri quadri sono una questione al massimo di estimo. Festeggia la Lega Nord, che ne aveva fatto una ragione di principio, anche se più che alla propria capacità politica deve dire grazie alla “telefonata a casa”, l’aiuto del Governatore della Lombardia Roberto Maroni, autore di una legge ad hoc che neutralizza le moschee ma anche le chiese e gli oratori, mettendo sullo stesso piano la jihad e la partita a scopa.
Non piange neppure il sindaco Claudio Bizzozero, che rischiava di passare alla storia per essere inciampato nel Palababele Bis e per aver autorizzato la moschea. In questo a pensarci bene Bobo Maroni ha servito un assist involontario più a lui che al suo compagno di partito Nicola Molteni, che già si preparava a comizi infuocati e alla mobilitazione di piazza.
Adesso che la moschea è passata in cavalleria per due anni ci si potrà appassionare ad altro, in attesa di risfoderare la necessità di un luogo di culto per la comunità musulmana in occasione delle prossime elezioni. Già gli islamici, probabilmente sono loro gli unici ad aver davvero perso in questa grande commedia delle parti: quando sembrano prossimi a coronare il loro sogno tutto gli è crollato addosso.
Chissà per quanti anni ancora dovranno continuare ad arrangiarsi a pregare dove capita, stretti come sardine, guardando con invidia i loro concittadini cattolici che invece pregano in chiese spesso vuote.
Ma la fede, almeno quella, non si misura in metri quadri.
iCn






