CANTÙ - “Siamo amareggiati e un po’ delusi ma non ancora rassegnati, sapevamo che questa legge era stata approvata dalla Regione Lombardia con un intento chiaro: vietare la costruzione di moschee, ma non avevamo ancora valutato le sue implicazioni nel nostro caso concreto. Dispiace che per impedire alle comunità islamiche di pregare si sia deciso di emanare una legge che rende molto difficile chiese o luoghi di culto anche per le altre religioni, compresa quella cristiana”.
Rimanda ogni commento ai prossimi giorni Amadou Gueye, una delle anime della Comunità Islamica Canturina, non appena si troverà con i fratelli per discutere lo stop imposto dal Comune.
“Ci troveremo per pregare e riflettere con il proprietario della struttura – spiega – il Comune ci ha contatto spiegandoci che la loro era una decisione obbligata. Peccato perché sembrava vicina la possibilità di raggiungere un obiettivo per cui la nostra comunità si sta impegnando da anni”.Ancora poche settimane e gli islamici contavano di ottenere il via libera definitivo dagli uffici di Piazza Marconi, dopo che la commissione elettorale tre settimane fa aveva bocciato la richiesta di referendum sulla moschea presentata dalla Lega Nord. Da mesi i mussulmani canturini si stavano autotassando per racimolare i 700mila euro necessari per finanziare i lavori.
Adesso quei soldi serviranno, forse, per pagare gli avvocati che dovranno sollevare la questione fino ad arrivare alla Corte Costituzione.“Non abbiamo ancora preso alcuna decisione – conclude Amadou – prima preferiamo discuterne tra di noi”.
C. B.






