CANTÙ – Il copione si è ripetuto più volte e talora con conseguenze anche tragiche: vi è chi perseguita e chi è perseguitato. Da una parte chi, da solo o in gruppo, esercita violenza fisica e psicologica nei confronti di un coetaneo e dall'altra quest'ultimo che la subisce. Il bullismo è il cancro che sta affliggendo il mondo giovanile e della scuola. Parlarne è doveroso. Ma lo è soprattutto affrontarlo tutti insieme, ciascuno per quanto gli compete, e cogliere i segnali di malessere del ragazzo che ne è vittima.
Il concetto è emerso forte e chiaro nel corso di un convegno organizzato dai Lions Club di Cantù e Mariano Comense al cinema teatro san Teodoro. "Come Lions – ha premesso la presidente Enrica Arnaboldi – siamo impegnati da tempo nell'attenzione a diversi settori dall'ambiente ai giovani e quindi abbiamo colto sul territorio l'esigenza di organizzare una serata sul bullismo invitando a parlarne le istituzioni che sono coinvolte nell'affrontarlo e nel prevenirlo". E il copioso pubblico intervenuto testimonia che il problema esiste ed esige soluzioni precise. Da trovare tutti insieme, Forze dell'ordine, scuole, famiglie, associazioni che con l'universo giovanile hanno a che fare nel quotidiano. E ragazzi che subiscono i soprusi, a cui la serata, dal significativo titolo "Non avere paura, parla" era dedicata.
Da dove partire per affrontarlo dunque? Intanto, ha spiegato il prefetto di Como Bruno Corda introducendo la riflessione, rompendo il silenzio. "La percezione del fenomeno – ha affermato – è oggi condizionata dal silenzio sul fenomeno, componente presente tra i ragazzi che compiono episodi di bullismo; la logica del branco e dell'omologazione vi è sempre stata, ma oggi la situazione è più grave, il cyberbullismo, poi, ha consentito a chi compie tali azioni riprovevoli di celarsi dietro l'anonimato e questo è molto inquietante; bisogna innanzitutto partire dallo sviluppo del rispetto che porti a considerare che non esistono ragazzi da emarginare".
Al bullismo si dichiara guerra, prima che con la repressione, con l'educazione dei giovani. Lo ha sottolineato con forza nel prosieguo il questore di Como Giuseppe De Angelis: "Occorre far capire ai ragazzi – ha spiegato – che rispettare le regole non è un limite ma un'opportunità, avviandoli a un percorso verso la legalità; il problema del bullismo e del cyberbullismo in Italia è in pericolosa espansione e scuola e famiglia hanno grandi responsabilità nell'intercettare il fenomeno e nel segnalarlo". Dalle sue parole è spuntato un dato: 350 vittime di bullismo nel 2017 e 39 nuovi indagati, un numero che però, dice De Angelis, rappresenta una stima per difetto "perché vi è da considerare anche un sommerso che non è denunciato".
Affrontare il bullismo passa anche per il recupero del ruolo educativo dei genitori anche in una realtà canturina che rappresenta ormai un tuttuno con la città metropolitana di Milano. Lo ha evidenziato il comandante provinciale dei carabinieri di Como tenete colonnello Andrea Ilari. "Oggigiorno – ha detto – si assiste a una certa assenza dei genitori sul piano educativo, in particolare della figura paterna, l'età in cui i ragazzi stanno al computer e usano il telefonino si è abbassata, così anche quella in cui si cominciano a vedere episodi di bullismo; e il fenomeno ha avuto proporzioni inquietanti anche sul nostro territorio, basti pensare al gioco della balena blu in cui si chiedeva ai ragazzi di cimentarsi in prove sempre più rischiose fino al gettarsi dal balcone per dimostrare coraggio, sono stati coinvolti su questo territorio quattro ragazzi di dodici anni che, in un momento di assunzione di responsabilità, sono venuti da noi a denunciare il fenomeno consentendoci di intervenire; ma sono i genitori a dovere vigilare su questo".
Sergio Papulino della squadra mobile di Como ha evidenziato la necessità che i genitori colgano i minimi segnali di malessere dei figli per capire se siano di fronte a episodi di soprusi subiti: "Spesso vengono da noi dei genitori per chiedere strumenti per capire se i loro figli sono bullizzati – ha detto – noi diciamo sempre che è importante valutare ogni loro comportamento, cogliere ogni minimo segnale e non sottovalutarlo, anche pagine di diario strappate, guardare le cartelle". Nicola Pagani, ispettore capo della Polizia postale, si è soffermato sia sulla differenza tra bullismo e cyberbullismo con il secondo che "non si limita più agli atteggiamenti a scuola ma prosegue per tutta la giornata con l'uso dei computer e dei telefonini". E ha evidenziato la centralità del parlare, del segnalare: "Senza le segnalazioni delle famiglie e delle scuole non possiamo fare nulla – ha proseguito - certo, oggi abbiamo una normativa sul cyberbullismo che risale al 2017 , ogni scuola ha un referente per eventuali episodi di bullismo ma bisogna sempre segnalare questi episodi, da parte di tutti, scuole, famiglie, associazioni; e ricordare che anche il bullo è in realtà un debole che ha bisogno di essere aiutato".
A volte a condurre il bullo a essere tale è un'esigenza di riconoscimento sociale derivata dal fatto di volersi sentire importante. Il concetto ha percorso le parole della psicologa Luana Domedi della cooperativa Questa generazione per la quale "chi assume atteggiamenti da bullo e pratica comportamenti di sopruso sente spesso l'esigenza di essere riconosciuto come detentore di un ruolo, positivo o negativo che sia". Un cancro che l'associazione cerca di combattere a suon di progetti, due dei quali hanno visto coinvolti ragazzi e genitori.
La serata è stata caratterizzata anche da pezzi teatrali di due attori della compagnia Elea teatro industria scenica che hanno proposto struggenti esperienze di ragazzi vittime di bullismo e allestito uno spettacolo dal titolo "Webulli". Insomma, una serata per accendere la luce su una realtà che, se non presa in tempo, rischia di minare per sempre la vita dei giovani, sia bulli che vittime di bullismo. E di farne adulti infelici e disadattati.
Cristiano Comelli






