CANTÙ – Ieri era un tempio di devozione e religiosità affiorato da un antico edificio di epoca romanica. Poi, via via, subì una metamorfosi di funzionalità diventando, complici anche lavori di ristrutturazione, scuola e sede degli uffici comunali.
Chissà cosa direbbe Agnese di Borgogna, indicata dagli storici come priora del monastero delle benedettine di Cantù, a vederlo preda dell'inciviltà di ignoti. I quali nel deturparne i muri non hanno certo lasciato la loro firma autografa ma comunque un segno di affronto alla storia. Apposto su ambo i lati, giusto per non farsi mancare nulla.
Il loro messaggio è chiaro: "l'arte è una p... costa". Su un fronte è scritto in corsivo, su un altro in stampatello, casomai qualcuno non avesse decifrato a dovere la sua filosofia. Al di là dell'accostamento non proprio felice, a chi si riferiva l'anonimo vergatore? Agli ampi lavori di ristrutturazione messi in moto negli anni per dare nuovo lustro a un orgoglio della storia canturina?

Fosse così, avrebbe una ben strana concezione della storia e del rispetto per il suo paese e per quanto ne fu. E qualcuno, su uno dei muri, ha pensato di renderglielo presente: "e pensa - si legge – quanto ci costano gli i... come te, vedi poi di ripulire". Esortazione evidentemente non raccolta. Chissà se un giorno rimedierà. Magari su "invito" di Agnese di Borgogna dovunque essa ora si trovi.

C.Co.






