CANTÙ - Lesioni aggravate dal metodo mafioso e false dichiarazioni al pubblico ministero. Tre canturini raggiunti da una nuova ordinanza di custodia in carcere mentre già si trovavano dietro le sbarre di "Opera" per l'inchiesta "Ignoto 23" sulla 'ndrangheta in Lombardia. I sospetti sono G.M. nato a Locri (Rc) nel 1986, V.T. nato a Cantù nel 1994 e J.D. nato a Como nel 1992.
Il provvedimento notificato oggi riguarda l’ennesimo episodio di inaudita violenza che li ha visti protagonisti, in prima persona, sempre in piazza Garibaldi di Cantù, lo scorso 24 aprile. I tre, in concorso tra loro e con altri soggetti ancora ignoti, avrebbero aggredito G.S.D., un 27enne originario della Repubblica Dominicana, regolarmente residente in città, colpendolo ripetutamente con calci e pugni su tutte le parti del corpo e, in particolare, trascinandolo per i piedi e scaraventandolo a terra, lo avrebbero colpito alla testa con diversi calci provocandogli una frattura bifocale della mandibola guaribile in quaranta giorni.
Il tutto è stato compiuto dai tre avvalendosi delle modalità mafiose previste dall’art. 416 Bis C.P. e - riferiscono i carabinieri del nucleo radiomobile di Cantù -, in particolare, usando espressioni quali: “Noi siamo calabresi …. da noi in Calabria si fa così!”
Al solo canturino classe 1994 inoltre sono state contestate le dichiarazioni al magistrato, al quale il mese scorso ha fornito false dichiarazioni sul suo stato.
I militari del comando di Cantù, per quanto riguarda i fatti contestati con il provvedimento odierno, hanno accertato che l’aggressione al giovane domenicano è solo il più grave di una serie di atti di violenza, sino ad oggi non denunciati, organizzati e posti in essere dagli indagati, mirati ad allontanare dalla “piazza” di Cantù, per timore di intromissioni nelle loro attività, gli appartenenti ad un nutrito gruppo di cittadini sudamericani che aveva individuato, come luogo di ritrovo, i locali pubblici situati sulla via Rebecchino di Cantù.
LA SCHEDA SU "IGNOTO 23"
Si è fatto riferimento all’operazione “Ignoto 23”, indagine condotta unitamente al Comando Provinciale di Milano contro alcuni gruppi della ‘ndrangheta operanti in Lombardia. Una branca di tale indagine, si ricorderà, ha interessato specificamente la città di Cantù, dove il Nucleo Operativo della Compagnia di Cantù, a partire dall’ottobre del 2015, aveva avviato un’indagine finalizzata a far luce su una serie di episodi violenti che hanno destato un forte allarme sociale nella popolazione. Episodi iniziati, peraltro, immediatamente dopo un raid all’interno della Discoteca “Spazio” di Cantù, organizzato da un gruppo di personaggi originari di Africo (RC) legati da stretti vincoli di parentela con il capostipite della potente famiglia dei “Morabito”.
A tale raid seguì il ferimento, a colpi di arma da fuoco, di MUSCATELLO Ludovico, nipote del boss Salvatore, capo della locale di ‘ndrangheta di Mariano Comense. Successivamente a questi due significativi episodi, che segnarono una certa flessione del potere sino ad allora gestito dalla famiglia Muscatello, a Cantù prese piede, appunto, il gruppo collegato ai Morabito, che iniziò a spadroneggiare in tutti i locali della Piazza Garibaldi, a qualsiasi orario, senza pagare le consumazioni, provocando risse e disordini, con il chiaro scopo di dimostrare pubblicamente la propria supremazia sul territorio. Il gruppo criminale in questione giunse, ben presto, a sottomettere gli addetti alla sicurezza della discoteca Spazio ed a decidere, addirittura, chi potesse o meno accedere al locale: un comportamento certamente preordinato e strutturato, perfettamente in linea con le modalità tipicamente utilizzate dalla criminalità organizzata per assumere il controllo del territorio. L’episodio oggi contestato ai tre arrestati è solo l’ultimo, tra quelli denunciati, di una lunga serie di eventi riconducibili al gruppo capeggiato da Morabito Giuseppe:
- Il 15 ottobre 2015, il titolare del Bar Commercio, situato in Piazza Garibaldi, rinveniva, alla chiusura del locale, sul tettuccio della sua macchina, un proiettile cal. 9 mm parabellum.
- Il 26 novembre, un passante a bordo della sua autovettura, dopo aver avuto un diverbio verbale con il gruppo di calabresi che ingombrava prepotentemente la strada impedendo il passaggio dei veicoli, veniva fatto segno di vari colpi di pistola esplosi al suo indirizzo che attingevano la carrozzeria della macchina senza ferirlo.
- Il 10 gennaio all’esterno della discoteca “Spazio Renoir” avveniva una grossa rissa con feriti tra alcuni giovani avventori che venivano senza motivo provocati da un gruppo di persone risultate poi essere gli stessi indagati.
- Il 15 gennaio, il gestore della discoteca “Spazio Renoir” denunciava che ignoti avevano incendiato con una “molotov” l’insegna del locale.
- Il 31 gennaio, avveniva un’altra rissa all’interno del locale tra il gruppo di delinquenti e alcuni ragazzi, presi di mira e provocati senza alcun motivo.






