4 NOVEMBRE – Nel discorso di Arosio “Famiglia, cultura e tradizione cattolica”

domenica, 5 novembre 2017

CANTÙ – "La giornata del 4 novembre merita di essere ricordata per riflettere sugli ideali di pace e di libertà che ci sono stati trasmessi", con queste parole il sindaco Arosio ha celebrato il 4 novembre.

Sotto una pioggia battente e insistente, in mattinata le autorità cittadine hanno deposto le corone d'alloro ai piedi dei monumenti ai caduti per poi raggiungere il cimitero per la messa e il discorso del primo cittadino.

Ecco le parole pronunciate dal sindaco di Cantù, Edgardo Arosio.

Oggi celebriamo la festa dell’unità nazionale e delle forze armate, ricordiamo e onoriamo il ricordo dei caduti di tutte le guerre. La giornata del 4 novembre merita di essere ricordata per riflettere sugli ideali di pace e di libertà che ci sono stati trasmessi. Ma anche per rinnovare il monito alle nostre generazioni, quelle nuove e quelle future, di rifiutare totalmente la guerra e qualsiasi altra forma di violenza.

Le nostre pagine di storia, e anche le vostre, sono scritte dal sacrificio di soldati e civili, dei nostri concittadini che si sono immolati nella guerra del 15-18 e nella seconda guerra mondiale. Hanno perso la vita per consegnarci i valori fondanti della società: se oggi possiamo essere parte di una democrazia, se possiamo vivere nella libertà e nel rispetto reciproci, è perché qualcuno prima di noi ha dato tutto, per difendere questi principi e donarceli.

I nostri concittadini caduti in guerra non sono mai stati dimenticati, e non verranno dimenticati mai. In tutta questa mattina, aver posto ai piedi dei monumenti le corone d’alloro rende onore ai nostri concittadini, che nel pieno della loro gioventù persero la loro vita per difendere la patria. Che significa letteralmente: terra dei padri, dei nostri padri. Con il loro sacrificio l’hanno consegnata libera, democratica e indipendente. Questi valori devono essere custoditi e difesi gelosamente.

Bisogna restare fedeli a questi ideali di pace, a questo ideale di fedeltà che unisce uomini e donne, che rafforza le società e le rende libere. Dove c’è fedeltà c’è società, unità d’intenti, rispetto e attenzione per il prossimo. Bisogna restare fedeli anche alla nostra religione, al nostro credo, troppo spesso trascurato per timore di offendere chi ha un credo diverso dal nostro.

Per le forze armate si potrebbero spendere tante parole, ma basta un semplice grazie.

Ma il 4 novembre non deve rappresentare soltanto una ricorrenza in onore dei caduti: le vittime sono state anche le madri, gli orfani, i fratelli e le sorelle di quei morti, cresciuti senza carezze e senza l’abbraccio caldo di un genitore. Guardiamo anche ai giorni nostri: sono giorni di dolore nel mondo. Ricordiamo i fatti di New York, di Nizza, Parigi, Barcellona, dove è stato versato il sangue di innocenti vigliaccamente assassinati da coloro che, come un cancro, subdolamente si insinuano nella società occidentale, per cercare di colpirla al cuore, nel nome di un Dio che non posso credere voglia morte, disperazione e dolore.

La società in cui viviamo si fonda su tre pilastri: famiglia, cultura e tradizione cattolica, una tradizione nella quale ci riconosciamo, la stessa che i nostri padri hanno difeso e per la quale hanno combattuto. Di fronte a una guerra combattuta con armi non convenzionali, una guerra strisciante e invisibile, non potremo rimanere inermi, non potremo chinare il capo, ma dobbiamo tenere alto lo sguardo affinché il nostro passo sia sicuro. Il nostro patrimonio culturale non dev’essere disperso: lo dobbiamo ai caduti, a noi stessi e a chi verrà dopo. E ancora più forte oggi deve alzarsi la nostra voce, al grido: viva i nostri caduti, viva la libertà, viva la pace.

 

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