GIUBIANA – La cronistoria di una serata decisamente deludente

venerdì, 27 gennaio 2017

CANTÙ – Nonostante gli sforzi combinati dei rappresentanti di Pro Cantù e di alcuni operatori specializzati, tra cui i vigili del fuoco, il fantoccio della Giubiana, la scorsa notte, è rimasto conficcato nella pira per più di un’ora e mezza, e non ha preso fuoco. A un certo punto si è addirittura spezzato in due, ma procediamo con ordine.

Nel programma originale, l’accensione della pira avrebbe dovuto aver luogo intorno alle 21.30, subito dopo l’arrivo del corteo in piazza Garibaldi. A quell’ora, tra le 21.20 e le 21.30, la principale piazza canturina era gremita da una folla oceanica, quasi un migliaio di persone. Con i telefonini in mano e i bambini in spalla, la maggior parte della gente era pronta a filmare le lingue di fuoco che avrebbero dovuto avviluppare l’ammasso di legna e il fantoccio – come è sempre accaduto – ma stavolta qualcosa è andato storto.

Sono le 21.50, la Giubiana non brucia. I telefonini si spengono, la gente mormora. A nulla valgono i tentativi del presentatore di coinvolgere la folla – il grand’uomo chiederà per quattro o cinque volte di emettere un grande urlo generale, ma nessuno gli dà retta – la serata sembra ormai irrimediabilmente guastata.

Alle 22.03 qualcuno ha la brillante idea di accendere i fuochi d’artificio: le teste della gente, come tanti girasoli in un campo dorato, si voltano tutte insieme verso il campanile di San Paolo, la zona in cui verranno lanciati i fuochi. Le persone riaccendono i telefonini, iniziano ad affiorare i primi sorrisi. Lo spettacolo pirotecnico distrae la gente per un buon quarto d’ora, e li costringe a non guardare la pira della Giubiana (che nel frattempo è desolatamente spenta, non riesce a prendere fuoco).

I fuochi d’artificio terminano intorno alle 22.16, e la gente inizia ad andarsene. Le persone abbandonano la piazza ordinatamente, in fila indiana, lasciando attorno al rogo solamente qualche centinaio di (eroici) curiosi. Dopo altri quindici minuti, intorno alle 22.30, i vigili del fuoco prendono una decisione cruciale: seguendo il principio “se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna”, i vigili del fuoco decidono di portare il fuoco direttamente sulla sommità della pira, dove è collocata la Giubiana. Una scala viene prontamente appoggiata all’ammasso di legna, e il portatore del fuoco la scala rapidamente, a passi svelti. Il pompiere tenterà di appiccare il fuoco al vestito della Giubiana, ma anche stavolta qualcosa va storto. Il tentativo darà vita solamente a qualche piccolo fuocherello nella parte inferiore del fantoccio, con ogni probabilità all’altezza della vita.

Alle 22.50 accade l’inaspettato: il fantoccio della Giubiana si spezza a metà, e la parte superiore crolla verso il basso, rimanendo impigliata tra i rami della pira (che non ha ancora preso fuoco). Un pompiere la recupererà nel giro di pochi secondi, infilandola subito dopo alla base dell’ammasso di legna. Cinque minuti dopo, quando la piazza è già semivuota, un lato della pira inizia inaspettatamente a bruciare. Ma a guardarlo sono rimasti in pochi, e la maggior parte della gente inizia ad abbandonarsi a commenti duri, sorprendenti.

“In quarant’anni non s’è mai visto nulla di simile”, dice qualcuno. “La legna era umida, non avrebbero dovuto lasciarla in piazza per tutto il giorno”, sostengono altri. Nessuna conflagrazione, dunque. A divampare, nella serata di ieri, è stata solamente la rabbia di alcuni residenti: in occasione della manifestazione, infatti, alcune vie del centro sono state chiuse – tra cui via Roma – dando vita a violenti scoppi d’ira tra i residenti e gli agenti della polizia locale. Alcuni temerari, superando il posto di blocco della polizia locale, si sono perfino avventurati per un tratto della via, sostenendo di “dover andare a casa”.

“Sanno benissimo di non poter entrare, ma certa gente non capisce. Questa città non cambierà mai”, è il rassegnato commento di un agente della polizia locale.

R. I.

 

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