CANTÙ - Le camicie verdi e i Soli della Alpi buttati sul rogo devono aver prodotto qualche effetto ben strano se, mai come quest'anno, la festa della Giubiana è stata avvelenata da scontri e polemiche. Evidentemente Cantù è lo specchio dell'Italia perennemente divisa tra Guelfi e Ghibellini, con la differenza che almeno quelli dopo il rogo della castellana infedele si erano messi d'accordo. La storia che vi abbiamo ampiamente documentato in questi giorni è nota: la Pro Cantù ha anticipato di una ventina di minuti il rogo del manichino e il sindaco Claudio Bizzozero è andato su tutte le furie. Più che una questione di principio una questione di orario, in questo va riconosciuta la grande coerenza del nostro primo cittadino che non ha mai fatto mistero di ammirare la Svizzera patria delle democrazia diretta e degli orologi a cucù.
Bizzozero ha voluto puntualizzarlo anche oggi con una lunga lettera pubblicata su un quotidiano locale in cui senza mezzi termini "chiede la testa" del presidente della Pro Cantù, il professor Pasquale Di Stefano, perché "inadeguato a ricoprire il ruolo di presidente" del sodalizio, sostanzialmente perché poco canturino. Nella sua lunga e dettagliata analisi il sindaco, senza prendere in considerazione le scuse dell'associazione, passa in rassegna una serie di indizi e comportamenti che ne tradirebbero la scarsa "canturinità" minacciando di passare l'organizzazione dal prossimo anno all'associazione Tradizione Canturina, la stessa che gli sta dando una mano con la raccolta fondi per la Pallacanestro, talmente fiera della sue radici da farne un blasone.
Una considerazione curiosa in una città dove lo stesso sindaco un paio di anni fa a Sant'Apollonia ha riconosciuto la cittadinanza onoraria a tutti i bimbi nati da genitori immigrati, dove da settimane si discute per costruire una moschea e dove dodici mesi fa a vincere il Festival della Cazoeula, organizzato con il patrocinio del Comune, è stata una bravissima cuoca emiliana.
Cos'è la "canturinità"? Forse il luogo di nascita sulla carta d'identità? Allora sappia il sindaco Claudio Bizzozero che siamo tutti destinati a estinguerci perché da oltre un anno a questa parte al Sant'Antonio Abate è stato chiuso il reparto di maternità e i bimbi e le bimbe di questa città, non importa che colore della pelle o che taglio d'occhi abbiano, adesso nascono a San Fermo della Battaglia, Erba, Saronno...
Se invece la "canturinità" è educazione e legame con le tradizioni allora occorre argomentare meglio il processo pubblico alla Pro Cantù, che va redarguita perché non ha vigilato a sufficienza affinché una festa di piazza si trasformasse in uno show politico (ma qui in sindaco non solo non ci ha trovato nulla da eccepire, anzi ha applaudito Giorgio Masocco mentre bruciava la sua camicia verde) oppure sull'opportunità dei coloratissimi e costosi fuochi d'artificio al termine della festa, che quelli sì non c'entrano nulla con la tradizione culturale della Giubiana, ma fanno tanto piacere ai commercianti.
La questione, più che alle lancette dell'orologio, va affidata all'ago della bussola: se punta a Cedrasco (Comune di 484 abitanti della provincia di Sondrio che ha appoggiato il progetto della grande provincia del Nord lanciata dal sindaco Bizzozero) andiamo avanti così e Di Stefano si dimetta, se invece puntiamo alla Svizzera e al mondo rimanga al suo posto e il prossimo anno faccia meglio.
In fondo è il paradosso della solitudine della cazoeula, che ci piace adesso che la mangiamo una volta l'anno al ristorante, ma faceva schifo ai nostri nonni quando se la dovevano sorbire tutti i giorni.






