FURTI – La banda del piccone colpisce ancora a Cascina Amata

domenica, 1 febbraio 2015

CANTÙ - Sembra essere una banda di professionisti del furto quella che nel cuore della notte agisce con sprezzo del pericolo e armata di piccone. Dimentichiamoci i ladri gentiluomini, i moderni Lupin entrano in casa aprendosi un varco a picconate. L'ultimo colpo messo a segno porta la banda in via Monte Baldo 17, a Cascina Amata. La via principale della città fa da sfondo al secondo furto portato a termine dai professionisti che, ancora una volta, sembrano essere a conoscenza della presenza di una cassaforte murata. E proprio il piccone diventa l'utensile necessario e di più facile reperibilità per scassinare ed estrarre la cassaforte.

IL FURTO

Sente strani rumori provenire dall'appartamento sottostante la signora Frigerio nella sera di domenica 22 gennaio. I rumori si fanno più insistenti,monte baldo 17 di fatti sono picconate, così la signora Frigerio scende a vedere cosa sta accadendo nella casa del figlio, in quel momento assente, ritrovandosi faccia a faccia con tre uomini che armeggiano intorno alla cassaforte. Uno di loro le intima il silenzio, portandosi alla bocca l'indice. La donna viene colta da un malore mentre i ladri estraggono la cassaforte e fuggono con un magro bottino, tre orologi. Allertati i carabinieri giungono velocemente sul posto per i rilievi del caso.

 

IL PRECEDENTE

La "banda del piccone" aveva già colpito in città. Il nuovo anno per una famiglia residente in via Mentana, a Vighizzolo, era iniziato nel peggiore dei modi ritrovandosi le inferriate che proteggono le finestre divelte a picconate. Anche in questo caso i ladri erano andati dritti alla cassaforte, scardinandola dal muro sempre con il piccone. Tanto lo spavento per la prima famiglia vittima del furto, fortunatamente in quel momento fuori casa, nel trovare al proprio rientro le finestre prese a picconate e la casa completamente soqquadro.

S.R.

 

il Canturino NEWS - supplemento quotidiano a Lario News, testata giornalistica registrata (Tribunale LC n. 234/2015)