Non se ne conosce l’origine e nemmeno se ne possono immaginare gli esiti ma non vi è alcun dubbio: il morbo è grave ed inguaribile.
Consultati i maggiori esperti al mondo, si sono potute fare solo due ipotesi: o si tratta di una precoce forma di “coglionella”, la nota malattia di chi vorrebbe buttare tutto in burla senza riuscirci, oppure è un disturbo causato dalla eccessiva vicinanza ad elementi dogali che, come è noto, non hanno una gran dimestichezza con lessico e grammatica.
Solo queste possono essere le ragioni per cui il tricolorito sindaco di Cantù, senza alcun motivo apparente, ha cominciato a bofonchiare in pubblico ed a scrivere nei suoi proclami “itagghia” invece di Italia oppure “itagliana” anziché, più correttamente, italiana.
Ma il morbo si manifesta anche in altri abituali atteggiamenti ed in piccole ossessioni.
Ad esempio quella di volere un nemico ad ogni costo, persino quando non c’è, così da poterlo infilzare come facevano D’Artagnan, Porthos, Athos e Aramis con le guardie di Richelieu,
Si, perché qualcuno glielo dovrà pur dire. Chi volete che non sia d’accordo su tutte quelle iniziative che servono ad evitare incidenti stradali? Chi volete che non sia favorevole a posizionare in maniera intelligente dei marchingegni che possono permettere di raggiungere questo risultato?
Il disaccordo è solo e soltanto su quell’intelligente.
Perché un conto è posizionare autovelox e semavelox secondo un piano razionale e motivato mentre altra cosa è disseminare trappole e tagliole in giro per la città in misura spropositata ed a caso.
Ma in fondo è proprio questo che caratterizza l’attività di questa amministrazione e del nostro paladino anti-fisco, la sua stella polare: l’improvvisazione, che se è l’essenza del jazz è però una cattiva consigliera per un amministratore comunale e dà il destro ad un’attività amministrativa un po’ schizoide e paranoica dove l’umore della giornata prevale quasi sempre sulla riflessione e la programmazione.
Comunque se si ritiene che Zurigo sia un esempio di civiltà, che ci si va a fare a Rovato, ridente cittadina del bresciano più conosciuta per il manzo all’olio che non per la sua inclinazione alla rivolta conto lo stato ladro? In fondo basta puntare il muso della Biz-mobile verso nord ed in tre ore si raggiunge il proprio agognato paradiso, limiti di velocità e autovelox elvetici permettendo.
Enzo Marelli
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