CUCCIAGO - Il tono è quello pacato di sempre. Coach Sergey Bazarevich non alza la voce ma lo dice chiaramente, ora che la salvezza è stata conquistata. "Un bilancio della mia stagione alla Pallacanestro Cantù? Sono deluso". L'occasione di tirare un bilancio è stata offerta dalla conferenza stampa dell'allenatore della Vitasnella alla vigilia del prossimo match, domenica in trasferta a Pesaro, penultima sfida della regular season 2015-2016.
Ma più che della partita di domenica nelle Marche, si è parlato in generale di un campionato decisamente travagliato. E, tanto per non cambiare, anche il match di Pesaro - che deve vincere a tutti i costi per assicurarsi la salvezza - non è nato bene. Kyrylo Fesenko è infortunato, Awudu Abass non si è mai allenato, ma sarà comunque presente, Michal Ingnerski è in dubbio.
"Non sono contento - ha detto Bazarevich senza girarci troppo attorno, riferendosi alla stagione -E' la seconda volta che nella mia carriera non raggiungo i playoff. E la prima era stata alla Dinamo, in un anno difficile, in cui gli stipendi non arrivavano e c'era una situazione particolare. Molte circostanze non ci hanno aiutato, come gli infortuni, situazioni contingenti, un mercato difficile. Ma, tirando le somme, sono dispiaciuto: per me è stata una esperienza importante, questo non va dimenticato, però rimane la frustrazione per non avere raggiunto l'obiettivo playoff".
E, a chi gli ha chiesto se, tornando indietro, avrebbe rifirmato con Cantù, Bazarevich ha ribattuto: "Ora come ora non me la sento di rispondere. Il mio giudizio sarebbe condizionato da questo dispiacere. Quando avrò smaltito l'amarezza potrò dare una valutazione più razionale".
"Un allenatore vuole avere sempre tutto sotto controllo - ha aggiunto il tecnico, che a fine stagione diventerà c.t. della Nazionale russa - e qui non è stato così. I tanti cambiamenti, l'essere arrivato dopo, l'aver puntato soprattutto sui miglioramenti in difesa: questi ed altri elementi hanno reso difficile la situazione".
Ma allo stesso tempo Bazarevich ha tenuto a sottolineare: "A Cantù ho trovato un ambiente molto professionale, diverso da quello a cui ero abituato. Ci sono buone basi, e mi riferisco anche all'affetto dei tifosi per la squadra, per costruire un futuro importante. E non voglio dimenticare che ci sono giovani interessanti. Faccio un nome, quello di Ruben Zugno: in campo lo avete visto poco, ma posso garantire che, vedendolo di giorno in giorno in allenamento, è migliorato notevolmente".
Fatto salvo che ora il coach si dedicherà completamente alla Nazionale della Russia, un giorno potrebbe tornare a guidare una squadra italiana? "Ho delle idee su come possa essere gestita una formazione che punti in alto. E non nego che mi piacerebbe mettermi alla prova. Allo stesso tempo, per un allenatore non è mai facile trovare la condizione ideale e molto più spesso è lo stesso coach a doversi adattare. Potrei tornare, anche perché, come ho sottolineato, in questa stagione non sono riuscito ad esprimere quello che ritenevo di essere capace di fare. E questa cosa per me è molto deludente".









