Lunedì 25 aprile, fra una settimana circa, si festeggerà il 71° anniversario della Liberazione e, come previsto dal programma, alle 11 il signor sindaco pronuncerà il suo “discorso ufficiale”.
Allo scopo di evitargli un’altra figuraccia, dopo quelle rimediate negli scorsi anni allorché, con affermazioni un po’ – diciamo così – “originali”, ha parlato della Resistenza come una specie di scampagnata fra coscritti renitenti alla leva, vorremmo suggerirgli di fare finalmente uno sforzo per documentarsi un po’ meglio rispetto a quanto non abbia fatto in precedenza.
Sarebbe infatti opportuno che evitasse di parlare della Resistenza ricostruendone la storia attingendo a piene mani dai libri di alcuni giornalettisti “à la page”, impegnati in uno sforzo diuturno a sminuirne il valore ed a banalizzarne le vicende anziché basarsi sull’opera degli storici, quelli veri, quelli che ne ricostruiscono gli avvenimenti sui fatti e sui documenti.
Perché il signor sindaco dovrebbe convincersi che la Resistenza, anche nel canturino, non fu gossip, pettegolezzo, banale avvenimento da celebrare amabilmente ogni anno in una noiosa mattinata di inizio primavera. Dalla selvaggia aggressione fascista al sindaco socialista di Cantù Romolo Somaini alla “resa” del colonnello Celebrano, firmata e consegnata nelle mani di Luciano Inganni e degli altri rappresentanti del CLN canturino, sono passati oltre vent’anni nel corso dei quali i canturini hanno subito indicibili violenze anche se il signor sindaco sembra non saperlo o faccia finta di dimenticarsene.
Le spedizioni punitive contro i luoghi di ritrovo degli oppositori al regime, le metodiche bastonature
e l’olio di ricino somministrato agli anti-fascisti, le schedature e le condanne al confino di militanti democratici non sono fatti ed episodi accaduti su Marte ma sono fatti ed episodi avvenuti nella nostra città.
E si ricordi dei morti signor sindaco. Perché i ventenni Angelo Longoni e Giuseppe Anglieri non sono caduti per puro spirito di avventura o perché pensavano di partecipare ad un piacevole picnic. Sono morti per permettere a lei ed a tutti noi di poter vivere in un Paese libero e democratico.
Dunque, quando pronuncerà il suo discorso, si ricordi di tutto questo.
Altrimenti si tolga la fascia tricolore e dica pure quel che vuole.
Enzo Marelli






