COMO - I frontalieri possono tirare un sospiro di sollievo. Il diritto a essere curati dalle Asl e negli ospedali italiani era stato messo in discussione, con riferimento ai lavoratori italiani impiegati in Svizzera. Tutto questo per colpa dell’errata interpretazione di una circolare del ministero della Salute, diffusa l’estate scorsa, che facendo riferimento a una direttiva dell’Unione europea sembrava mettere in dubbio la gratuità del servizio sanitario nazionale per chi lavora all’estero, pur essendo a tutti gli effetti cittadino italiano.
Come scrive Il Giorno, questa è l’interpretazione di diverse Asl che in molti casi erano arrivate a chiedere ai lavoratori impiegati oltreconfine quanto richiesto ai cittadini non italiani che decidono di trasferirsi a vivere in Italia, pur non avendo un reddito da lavoro all’interno dello Stato.
Ovvero 387 euro per i redditi fino a 20.658 euro (pari a un aliquota del 7,5%) oltre al 4% in più per la parte di reddito eccedente fino ad un imponibile di 51.564 euro. Per i redditi superiori le Asl sono arrivate a chiedere il pagamento di 2.788 euro, tra l’altro senza nessuna rateizzazione.
Ma ora qualcosa è cambiato.
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