CANTÙ - Inaugurata domenica 7 febbraio, con una notevole affluenza di pubblico, Sopra la panca, la prima mostra personale dell'artista canturino Pietro Ferri, assume un significato molto profondo se si ha l’occasione di ascoltare direttamente l’autore, così da poter comprendere quanto si cela dietro la creazione dei lavori, esposti presso il Teatro comunale San Teodoro.
“Innanzitutto la tecnica con cui ho fatto queste opere è mista su stampa digitale – spiega Ferri – e tutto parte da una prima lavorazione a computer, creando dei mini collage con fotografie mie o di altri. Questo mi serve per immaginare quello che può nascere ma spesso lascio molto al “caso”, perché quando ho un primo foglio stampato capisco subito che le cose possono cambiare”.
La tecnica, quindi, potremmo anche definirla “semplice”, ma è il concetto che spinge un artista ad occuparsi di un determinato campo d’azione: “Si può dire che si tratta di un lavoro di estetica – continua l’artista – in cui mischio elementi della natura (animali, legna) e del mondo meccanico (trattori, aratri), e questi elementi sono accomunati dal mondo agricolo”.
È questa, infatti, “l’ambientazione” scelta da Pietro Ferri per combinare elementi naturali e meccanici, spinto dal pensiero che il mondo agricolo sia ideale per rappresentare questo legame. “Il mondo intero in cui viviamo è un misto tra natura e macchine – specifica il giovane canturino – e credo che l’ambiente agricolo rappresenti questa unione in modo perfetto”.
Ferri vuole sottolineare come non ci sia nessun messaggio specifico da voler trasmettere, è un sentimento che sente in prima persona, nel significato più concreto dell’espressione: “Una volta data una prima stampa, lavoro sopra l’immagine – illustra l'artista – e anche in quel momento percepisco la parte meccanica, ossia il lavoro al computer, e la parte naturale, cioè la mia mano libera che disegna”.
Come detto in apertura, scoprire cosa si nasconda dietro una scultura o un dipinto, può dar luce ad una serie di spiegazioni sul significato di determinate opere, e così Ferri racconta come nella sua mostra ci sia anche un discorso legato al ritmo, ed è in relazione a questa idea che ha scelto determinati soggetti, perché l’intera nostra vita si basa sui ritmi con cui si svolgono le nostre giornate; quindi, similmente, queste opere sono basate sui ritmi dei soggetti rappresentati (il lavoro degli animali nei campi, l’ascia che taglia ritmicamente la legna..).
“Ho cercato di lavorare su “mini” atmosfere – continua Pietro – perché quando lavoro parto dalla semplice scelta del colore, che mi trasmette un sentimento o una sensazione, e anche le immagini sono semplici. È un mio percorso creativo e spero di riuscire così a comunicare il modo in cui rifletto, e se colpisce significa che sta funzionando”.
Il 5 marzo l’esposizione lascerà il Teatro San Teodoro, e la volontà di Pietro Ferri è continuare su questa strada, magari cercando spazi a Milano: “Il mio sogno sarebbe far diventare questa mia passione un lavoro – conclude il canturino – e al momento sto lavorando anche con alcuni video, c’è sempre tanto da poter sperimentare”.
Ecco le opere:
Davide Porro















