CANTÙ - Piazza Garibaldi offre una vista impietosa sulla nostra realtà. Quattro sono i negozi chiusi che con un rapido colpo d'occhio si ammirano dalla piazza. Ha chiuso la Pergola1960, lo storico bar di via Dante, per gli affitti troppo cari. E la piaga degli affitti troppo salati non risparmia nessuno. La libreria Mondadori, la Malas, negozi che hanno scritto la storia di via Matteotti lasciano perché il salotto canturino è troppo costoso. Costoso e isolato.
Mancano i parcheggi. La volontà di pedonalizzare il centro canturino si è tradotta in serrande chiuse. Claire che portano appese scritte differenti che possono essere sintetizzate in "Mi dispiace, non ce l'abbiamo fatta". Muore il negozio Salmoiraghi e Viganò, in via Roma. Sostituito da un cinese, anche lui viene sopraffatto dalla crisi. Crisi a cui si uniscono le scelte che colpiscono sempre chi con fatica tenta di rimanere a galla. Scelte che non tengono conto delle attività in piazza.
Negozi, bar che vivono sul passaggio. "I centri commerciali insegnano, prima ancora di nascere creano i parcheggi. La gente vuole i parcheggi e la comodità. Se a Como, come a Cantù, eliminano o diminuiscono i posti auto a favore dei residenti, è chiaro che il commercio ne soffre.
Insomma il cliente si sposta, se ne va e preferisce i luoghi dove trova parcheggio" spiega Giansilvio Primavesi, presidente di Confcommercio Como. Intanto le previsioni di chiusura aumentano.
"In linea generale, a Como come a Cantù esiste una previsione di aumento delle chiusure commerciali, in quanto la crisi non e' risolta. In passato le attività commerciali si vendevano, ora si arriva alla chiusura" prosegue Primavesi. Sperando che il nuovo piano urbanistico porti a un miglioramento della situazione, i cittadini attendono mercoledì, giorno in cui il piano verrà reso noto.
Silvia Rigamonti








